I dati forniti sono
troppo scarsi per attribuire la reale cause
del decesso all’infezione attiva con il
virus aviare, in realtà mancano o non sono
forniti ulteriori particolari sullo stato
del felino deceduto, e dal punto di vista
medico individuare una positività ad un
virus non significa che questo sia la causa
del decesso.
Il rischio che i
nostri gatti possano veicolare o contrarre
il virus aviare è da considerarsi virtuale,
dato che i cibi somministrati sono trattati,
sterilizzati, oppure sono quelli destinati
al consumo umano, quindi sottoposti a
controlli estremi. Non è possibile che carni
di animali infetti o sospetti possano
arrivare alle catene di distribuzione di
alimenti e i gatti di casa non hanno nessuna
opportunità di entrare in contatto con
materiali infetti.
Potrebbe rimanere il
dubbio su gatti vaganti in zone rurali o di
transito per uccelli migratori, ma a questo
punto il problema, se il virus fosse
realmente pericoloso per l’uomo, non
starebbe nel gatto infetto ma nel fatto di
abitare in una zona dove esiste la
possibilità di contagio.
Ogni volta che si
parla di una possibile pericolosità dei
nostri animali domestici in quanto presunti
veicoli di patologie le conseguenze sono
purtroppo un aumento degli abbandoni e le
richieste di eutanasia o ricollocamento del
proprio pet al veterinario curante, dato che
deve responsabilizzare i media sulle
conseguenze delle informazioni
medico-veterinarie che forniscono.