Il
parco pullula di vita con i suoi numerosi abitanti,
c’è chi vi risiede stabilmente come gli scoiattoli,
le formiche, le cicale c’è chi vi soggiorna per un
poco come i cani abbandonati che poi vengono
accuditi dai proprietari dei cani accasati, c’è chi
viene a far giocare i bambini sottraendoli per
qualche ora al veleno cittadino e c’è chi viene a
correre ed allenarsi. Infine ci siamo noi con i
piccoli familiari pelosi. Cani fortunati non perché
vanno al parco ma perchè se sono al parco vuol dire
che sono amati, che non saranno mai
abbandonati. Insieme, per sempre, fino a che morte
non ci separi!
I mantelli lucidi, le code
ritte, il passo sicuro, sono sintomo di tranquillità, consapevoli di
essere fatti oggetto d’amore. Animali sereni, equilibrati.
Razze incerte e blasonate giocano spregiudicatamente tra loro incuranti
delle convenienze sociali, abbattono allegramente le barriere razziali,
sovvertendo inconsapevolmente le sovrastrutture mentali di noi umani.
Noi animali bipedi ne siamo contagiati, costretti a venire meno alle
consuetudini sociali così, altrettanto semplicemente avviene ciò che in
qualunque altra parte di questa città sarebbe improbabile e così il
medico chiacchiera affabilmente con l’operaio, l’assessore con
l’usciere, il ricco col povero, il giovane col vecchio. Umanità a
confronto grazie a quel grande catalizzatore sociale nato lupo fattosi
cane.