grave incuria e pessima situazione
igienica
La terza
sezione della Corte di Cassazione, con la
sentenza n. 20468/2007 ha confermato la condanna
per il proprietario di un cane costretto a
vivere in piena estate in un luogo assolato
senza potersi riparare dalla calura. E’ stata
dunque confermata la pena di 1.500 euro di multa
per la violazione dell’art. 727 c.p., ossia per
maltrattamento di animale (nella sua previgente
formulazione) in quanto l’imputato aveva
detenuto “in condizioni obiettivamente
incompatibili con la sua natura” il proprio
cane, di razza pastore tedesco.
La Suprema Corte ha rigettato il ricorso
dell'imputato, non rilevando alcuna erronea
interpretazione della legge n. 189 del 2004, con
la quale sono state introdotte nuove
disposizioni sul divieto di maltrattamento di
animali: il giudice di primo grado, infatti,
aveva accertato che «il pastore tedesco versava
in una situazione di grave incuria e di pessima
situazione igienica», che «era legato a una
catena lunga appena due metri, e quindi esigua
rispetto alle sue dimensioni e che non gli permetteva
i movimenti naturali per lungo lasso di tempo»
e, soprattutto, «era lasciato tutto il giorno –
d'estate – in una zona del cantiere priva di
ombra e di alcun riparo che gli permettesse di
ripararsi dalla elevata temperatura del sole di
agosto, temperatura ugualmente, se non più
elevata, all'interno della cuccia anch'essa
esposta al sole».