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14 agosto 2006

 

 

IL TEMPO (Abruzzo)

L’Abruzzo dei parchi non piace ai cacciatori.

 

Non piace neppure agli agricoltori, a tanti sindaci che saprebbero valorizzare il proprio territorio se fosse libero da vincoli, e a tante altre categorie di cittadini che leggono le molte proibizioni nei terreni cosiddetti protetti e scuotono la testa. Proprio come si trovassero di fronte ad una natura imbalsamata. Chiusa ad ogni contributo che potrebbe migliorarla rendendola ancor più a misura della gente. «Colpa - dice Ermanno Morelli presidente regionale di circa 8 mila Federcacciatori - di una visione politica di parte e limitativa. Di un’eccessiva attenzione ai pochi che si fanno paladini di una natura cosiddetta da salvare ma ignorano ogni principio di gestione e soprattutto ogni impegno sul territorio». È proprio arrabbiato Ermanno Morelli e con lui lo sono i molti cacciatori che stanno vivendo una situazione paradossale: pagano oltre 300 euro fra licenza di caccia, tesserino, ingresso in uno degli undici Atc, assicurazione per il maneggio del fucile e scoprono di avere un territorio sempre più limitato. «Forse - continua Ermanno Morelli - il più limitato in Italia considerando che i parchi oramai occupano circa il 65 per cento della superficie. Una situazione al limite dell’assurdo e di cui in Regione e nelle quattro province devono rendersi conto». Ormai, secondo Morelli, i cacciatori abruzzesi sono convinti che il recupero del territorio non può avvenire senza di loro: «Conoscono il territorio. Direi che ne fanno parte e lo amano. Sanno quali sono le abitudini della selvaggina ma anche di tutti gli altri animali. C’è oggi un grande equivoco che va sfatato e su cui molti anticaccia continuano a costruire la loro fortuna ingannando la gente. Quando si parla di cacciatori chi non conosce come avviene la caccia immagina che uno prenda il fucile e vada in campagna e spari a tutto. La caccia invece segue regole rigide e precise e chi sbaglia paga a volte persino con la confisca dell’arma. Si possono catturare, ma in numero limitato, selvatici di meno d’una cinquantina di specie mentre sappiamo che l’Italia è frequentata, limitandoci ai soli volatili, da circa 400 specie. I Federcacciatori inoltre fanno parte delle liste della Protezione civile. C’è un impegno nel volontariato». La conclusione è facile, secondo Morelli: «Federcaccia propone il riconoscimento della dignità del cittadino-cacciatore, la sua capacità di gestione del territorio e della fauna selvatica e la grande disponibilità verso la tutela dell’ambiente, poi una collaborazione che deve basarsi sulla reciproca fiducia e sul riconoscimento delle reciproche competenze fra politica e tecnica, cioè fra politica e gestione dell’ambiente. Ne consegue quindi anche un impegno dei cacciatori nella stesura e successiva attuazione del piano di sviluppo rurale 2007-2013 dove si configurano grandi possibilità per il mondo venatorio ed agricolo con il coinvolgimento degli ATC che potranno usufruire anche di contributi della Comunità Europea. Siamo disponibili a collaborare con le forze politiche»