Non
piace neppure
agli
agricoltori, a
tanti sindaci
che saprebbero
valorizzare il
proprio
territorio se
fosse libero da
vincoli, e a
tante altre
categorie di
cittadini che
leggono le molte
proibizioni nei
terreni
cosiddetti
protetti e
scuotono la
testa. Proprio
come si
trovassero di
fronte ad una
natura
imbalsamata.
Chiusa ad ogni
contributo che
potrebbe
migliorarla
rendendola ancor
più a misura
della gente.
«Colpa - dice
Ermanno Morelli
presidente
regionale di
circa 8 mila
Federcacciatori
- di una visione
politica di
parte e
limitativa. Di
un’eccessiva
attenzione ai
pochi che si
fanno paladini
di una natura
cosiddetta da
salvare ma
ignorano ogni
principio di
gestione e
soprattutto ogni
impegno sul
territorio». È
proprio
arrabbiato
Ermanno Morelli
e con lui lo
sono i molti
cacciatori che
stanno vivendo
una situazione
paradossale:
pagano oltre 300
euro fra licenza
di caccia,
tesserino,
ingresso in uno
degli undici Atc,
assicurazione
per il maneggio
del fucile e
scoprono di
avere un
territorio
sempre più
limitato. «Forse
- continua
Ermanno Morelli
- il più
limitato in
Italia
considerando che
i parchi oramai
occupano circa
il 65 per cento
della
superficie. Una
situazione al
limite
dell’assurdo e
di cui in
Regione e nelle
quattro province
devono rendersi
conto». Ormai,
secondo Morelli,
i cacciatori
abruzzesi sono
convinti che il
recupero del
territorio non
può avvenire
senza di loro:
«Conoscono il
territorio.
Direi che ne
fanno parte e lo
amano. Sanno
quali sono le
abitudini della
selvaggina ma
anche di tutti
gli altri
animali. C’è
oggi un grande
equivoco che va
sfatato e su cui
molti anticaccia
continuano a
costruire la
loro fortuna
ingannando la
gente. Quando si
parla di
cacciatori chi
non conosce come
avviene la
caccia immagina
che uno prenda
il fucile e vada
in campagna e
spari a tutto.
La caccia invece
segue regole
rigide e precise
e chi sbaglia
paga a volte
persino con la
confisca
dell’arma. Si
possono
catturare, ma in
numero limitato,
selvatici di
meno d’una
cinquantina di
specie mentre
sappiamo che
l’Italia è
frequentata,
limitandoci ai
soli volatili,
da circa 400
specie. I
Federcacciatori
inoltre fanno
parte delle
liste della
Protezione
civile. C’è un
impegno nel
volontariato».
La conclusione è
facile, secondo
Morelli: «Federcaccia
propone il
riconoscimento
della dignità
del
cittadino-cacciatore,
la sua capacità
di gestione del
territorio e
della fauna
selvatica e la
grande
disponibilità
verso la tutela
dell’ambiente,
poi una
collaborazione
che deve basarsi
sulla reciproca
fiducia e sul
riconoscimento
delle reciproche
competenze fra
politica e
tecnica, cioè
fra politica e
gestione
dell’ambiente.
Ne consegue
quindi anche un
impegno dei
cacciatori nella
stesura e
successiva
attuazione del
piano di
sviluppo rurale
2007-2013 dove
si configurano
grandi
possibilità per
il mondo
venatorio ed
agricolo con il
coinvolgimento
degli ATC che
potranno
usufruire anche
di contributi
della Comunità
Europea. Siamo
disponibili a
collaborare con
le forze
politiche»