Era un
cane buono
Sebastiano. Non
meritava di
finire la vita,
contuso e
sanguinante, in
una cella
frigorifera.
Sebastiano non
ha vegliato il
padrone, caduto
nel dirupo per
sei giorni e sei
notti, come lo
straordinario
Collie delle
recenti
cronache.
Non ha salvato
vite umane da
fiumi impetuosi,
come fanno
spesso Terranova
e Labrador. Non
era neanche un
cane di razza,
ma un semplice
bastandone. Le
cronache locali,
e ora nazionali,
che lo hanno
portato
all’attenzione
del pubblico non
parlano di
imprese
mirabolanti.
Parlano di
malasanità,
veterinaria
questa volta,
che non è meno
grave di una
colpa o di un
reato commessi
in relazione
alla più
blasonata sanità
pubblica umana.
Andiamo alla
vicenda.
Sebastiano era
un giovane
meticcio,
talmente mite e
affettuoso, che
era stato
adottato da
alcuni
dipendenti del
Consiglio
regionale
abruzzese ed era
diventato
inseparabile
amico di un
bambino
portatore di
handicap. Se ne
stava nella zona
della Villa
comunale di
l’Aquila, dove
era stato
abbandonato da
circa un anno.
Tante persone
gli volevano
bene, lo
rifocillavano e
gli permettevano
di ripararsi
negli androni
dei palazzi.
Quasi un mese fa
una segnalazione
giunta a
Cristiana
Graziani,
(Animalisti
Italiani e
consigliere dei
Verdi) la fa
correre in un
locale di
proprietà dell’Usl,
dove il
responsabile dei
servizi
veterinari,
dottor
Imperiale, è
obbligato dalla
polizia ad
aprire una cella
frigorifera che
si ostinava a
volere chiusa. A
tutti i costi.
Cade a terra un
corpo
brutalmente
traumatizzato e
insanguinato.
Quello di
Sebastiano. Sul
posto si reca
anche il
direttore
generale dell’Usl,
Roberto Marzetti
che, pur con le
dovute cautele,
dichiara: “Gli
animali non
possono essere
trattati in un
modo così
barbaro”.
Ma cosa è
successo? Il
povero
Sebastiano aveva
graffiato un
paio di
macchine,
salendo
goffamente sul
cofano per
cercare di
scavalcare un
muretto che lo
divideva da una
cagnetta che gli
aveva mosso il
testosterone.
Per questa colpa
un veterinario
dell’Usl e due
accalappiacani
lo hanno
catturato con il
cappio a
strangolo.
Una bimba che ha
assistito alla
scena è ancora
sotto shock dopo
venti giorni.
Quando l’hanno
accalappiato,
Sebastiano pare
stesse dormendo.
L’autopsia ha
rilevato rotture
di organi
interni, gravi
traumi, ematomi
e versamenti. La
prima linea di
difesa, che
chiamava in
causa
avvelenamenti in
grado di
coagulare il
sangue, è caduta
miseramente
sotto gli esiti
degli
accertamenti
tossicologici. È
ancora
ufficioso, ma
tutti sanno che
i risultati sono
negativi.
In Italia però
il gioco di
parare i
sederini è tra i
più praticati e
siamo certi che
qualcuno si
arrampicherà su
altri specchi.
Le associazioni
animaliste che
seguono la
vicenda faranno
bene a vegliare
e nominare
periti di
vaglia, in caso
di troppi “se” e
troppi “ma”.
L’Associazione
Veterinari Mutuo
Soccorso
(www.avemus.it),
di cui sono
orgoglioso
membro
fondatore, ha
inviato una
comunicato nel
quale afferma
che metodi di
cattura simili
appartengono al
medio evo della
medicina
veterinaria, se
tutto è andato
come ci
testimoniano le
associazioni che
hanno denunciato
l’episodio.
Quanto all’esito
delle indagini,
veglierà anche
Libero.
Sebastiano
riposi sotto la
terra non sotto
le sabbie
mobili. OSCAR
GRAZIOLI