ASSERGI (AQ). Storia a lieto fine di un lupo, chiamato Ivo dai Forestali che lo hanno preso in cura, liberato lo scorso 14 dicembre nel territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, in una zona compresa tra i Comuni di Amatrice e Campotosto, prossima al luogo in cui l’animale era stato trovato il 28 ottobre: un capannone contiguo alla stalla degli allevatori Alfredo e Gabriele Perilli.
L’animale, un esemplare di circa sei anni, presentava allora gravi ferite all’addome, causate da un laccio d’acciaio, in parte rinvenuto attorno al suo corpo, utilizzato presumibilmente per attività di bracconaggio al cinghiale.
Dopo le prime cure, prestate dal veterinario di Amatrice Palmerino Tilesi, gli uomini del Corpo Forestale dello Stato hanno trasportato l’animale a Roma, al Centro di Recupero Fauna Selvatica della LIPU, dove per le gravissime condizioni in cui versava si è reso necessario operarlo d’urgenza e praticargli un intervento di chirurgia plastica per la ricostruzione di alcune parti vitali.
Trascorsa una settimana, il lupo è stato trasferito presso il Centro del Lupo di Popoli, del Centro di Recupero Fauna Selvatica dell’Ufficio Territoriale per la Biodiversità del Corpo Forestale dello Stato, dove è stato preso in cura dal Dr. Luca Brugnola, medico veterinario Vice Questore Aggiunto e tenuto in un box idoneo alla medicazione e quindi in un ampio recinto boscato dove ha potuto riacquistare peso e tonicità muscolare.
E’ stato così possibile procedere alla reimmissione del lupo in natura, operazione avvenuta felicemente e in maniera non traumatica per l’animale, che è stato munito di un radiocollare satellitare GSM prestato dal Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano (data la difficoltà a reperire uno strumento così sofisticato in brevissimo tempo), che permetterà di monitorare per un periodo di tre anni il comportamento di Ivo, che diviene in tal modo l’unico esemplare oggi telecontrollato su tutto il territorio nazionale. Con la consulenza dei ricercatori del Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo dell’Università “La Sapienza” di Roma, è stato definito un programma che prevede l’osservazione costante degli spostamenti tramite radiotelemetria e snow tracking, ovvero lo studio delle piste prodotte sulla neve, operazioni che sono condotte dai tecnici del Parco del Gran Sasso e dagli agenti del Coordinamento Territoriale per l’Ambiente del Parco.
Per il responsabile dell’Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Pescara, Nevio Savini, è stata determinante «la collaborazione che si è instaurata fra i vari Enti per il recupero dell’esemplare e del suo rilascio in libertà, un impegno cui ha risposto con professionalità il Centro del Lupo di Popoli e il suo staff specialistico, struttura che si pone oggi quale punto di riferimento per il recupero di animali feriti o in difficoltà». Un valore condiviso dal Presidente del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Walter Mazzitti, che aggiunge: «l’area protetta costituisce un areale privilegiato per la conservazione della specie lupo, un animale che il nostro Parco ama e considera un elemento insostituibile dell’ecosistema, al punto da dedicare ad esso un’attenzione costante da parte del suo Servizio Scientifico e la struttura interattiva di un museo».