LA
POLEMICA
Pescara, lì 21 febbraio 2006
Gentile
signor Direttore,
mi
consenta di replicare alla lettera, apparsa sul Suo
giornale in data 17 febbraio, a firma del signor
Giansante dei giovani Popolari-Udeur con la quale
l’estensore, a chiosa della sua “riflessione” e
utilizzando il plurale majestatis si poneva e poneva
questa domanda «ma i cani, se avessero il senso della
ragione, amerebbero questi padroni moderni?»
L’idea
che mi sono fatta nel leggere la lettera è che spesso si
parla di cose che si ignorano, per competenza, per
cultura, per impostazione mentale e così vengo a
rispondere brevemente che il canis familiaris, a
differenza di qualunque altra specie animale che ha il
diritto di vivere in libertà, ha accompagnato e
accompagna l’uomo nella sua storia evolutiva da oltre
60.000 anni. In pratica le due entità si conformano e
sviluppano di pari passo. Il cane ha coadiuvato e
coadiuva l’uomo nella sua multiforme attività ed oggi
(la scienza lo dimostra) è anche assurto al ruolo di
“terapeuta”, vale a dire che il solo contatto con lui ha
benefici effetti sulla salute dell’uomo e, sui bambini
in primis.
Non mi
stupisco dunque del fatto che questo splendido compagno
di vita, «tanto superiore all’uomo per fedeltà ed
amicizia» (come affermava Voltaire) abbia oggi assunto
il ruolo di “componente familiare” e gli vengano imposti
“nomi di persona”. Il cane è inoltre un grande
catalizzatore sociale, facilita i rapporti
interpersonali e favorisce nuove amicizie.
Egli,
conosce il nostro linguaggio, ci capisce al volo ma noi
possiamo affermare, con onestà, se siamo in grado,
comunque e sempre, di capire il suo?
Solo
quando impareremo a capirlo, a leggere i segnali che ci
manda, saremo finalmente in grado di evitare incidenti
come quello di Popoli che, strumentalmente, il signor
Giansante tira fuori senza per altro minimamente
accennare ai milioni di animali che vivono nelle nostre
case e alla bassissima percentuale di incidenti, senza
colpevolmente far riferimento al ruolo di “salvatore” di
queste splendide creature nei casi di catastrofi
naturali, attentati, ecc. Ma lo sa il signor Giansante
che i cani impiegati l’11 settembre 2001 per salvare i
sepolti dal crollo delle Twin Towers sono tutti morti a
causa delle esalazioni?
Nella
lettera si parla di priorità di problemi, di istinti
bestiali, di politici che si azzannano, di proposta di
legge che vuole istituire personale “addestrato”
all’educazione dei cani ma….
Ora
vorrei porre delle domande al signor Giansante: primo,
io non farei una scala delle priorità dei problemi (il
nostro povero Paese ne a tali e tanti che ci vorrebbe un
mese per terminare la lettera), i problemi devono essere
affrontati tutti e risolti con alto senso di
responsabilità da chi ci amministra o si candida a
farlo, dando pari dignità a tutti gli aspetti sociali;
secondo: gli istinti bestiali, l’irragionevolezza, di
questi tempi sono patrimonio esclusivo dell’homo
in-sapiens. Infatti non mi sembra che nessun animale
abbia mai indossato magliette di scherno ai simboli
religiosi altrui scatenando il dies irae e causando
morti e feriti; terzo: i politici si azzannato per
tutto. Non vedo che differenza possa fare se nel
calderone mettono anche la questione animale (ma il
signor Giansante non è anche lui un politico?); quattro:
il signor Giansante cade in contraddizione, allora
questi cani dobbiamo educarli o no?
In
ultimo, ma non per ultimo non posso che concordare
pienamente e senza riserve quando egli afferma che «gli
animali devono vivere secondo le leggi della natura che
spesso, se forzate, si ritorcono contro l'umanità». A
questo proposito lo invito a schierarsi al nostro fianco
nella battaglia contro l’uso e l‘abuso degli animali nei
circhi, negli zoo, negli allevamenti intensivi (lingua
blu, mucca pazza, influenza aviara docet), e tutte
quelle forme di coercizione che ben conosciamo.
«Ma i
cani, se avessero il senso della ragione, amerebbero
questi padroni moderni?» Signor Giansante, non se lo
chieda invano… lo chieda a Rodolfo, il cane che non è
mio ma, vive con me!
Lina
Bufarale
Animalisti Italiani Onlus
A
Il Centro -Rubrica Lettere
Gentile Direttore,
rispondo alla lettera di Mattia Giansante,
segretario provinciale giovani Udeur Pescara " Ma i
cani amano i padroni moderni?".
Il
termine "aggressività" non deve essere visto
assolutamente come un termine negativo: dobbiamo
soltanto imparare a conoscere le razze - e le
qualità dei soggetti che ne fanno parte - prima di
decidere di adottare un cucciolo.
In
generale, la definizione di cane "aggressivo" è un
preconcetto, lo stesso che ha caratterizzato le
lotte politiche e razziali tra uomini e che ora
vengono adottati anche nei confronti dei cani che
devono subire addestramenti all'aggressività o alla
difesa, angherie, strumentalizzazioni,
maltrattamenti ed aggressioni razziali solo perché
chi ha la pretesa di occuparsi di loro è troppo
ignorante per capirli. L'
eccessiva diffusione di soggetti di alcune
razze, per moda o per desiderio di rivalsa di
persone limitate che devono riscattare il proprio io
frustrato attraverso il “cane killer”, ha portato ad
un escalation di episodi di aggressione da parte di
cani che vengono poi ingiustamente soppressi.
Gli animali sono essere senzienti, capaci di
soffrire, di provare dolore e piacere, amare e
comunicare. Gli animali vengono considerati dagli
uomini oggetti o mezzi a disposizione dell'uomo. E
da ciò nasce lo specismo, in contrapposizione alla
cultura biocentrica che pone tutti gli esseri
viventi al centro della vita. Questo è l'obiettivo
vincente da raggiungere nella società odierna.
Tra
l'altro non ci risulta, a differenza di quanto lei
scrive, che esiste una legge Regionale che mira a
figure professionali addette "all'educazione dei
cani": piuttosto sarebbe logico ed opportuno
ripristinare un corretto rapporto uomo-animale.
Gli
animalisti in genere non si "azzannano", come lei
ancora scrive, per primeggiare sul tema del
randagismo e della difesa del cane. Gli animalisti
nascono con l'obiettivo di abolire ogni forma di
violenza e sfruttamento, affinchè gli animali non
vengano piu' considerati solo in termini
utililaristici, ma finalmente soggetti
morali portatori di diritti da tutelare.
Anche perchè, come scriveva Orazio, "La crudeltà
sugli animali è il tirocinio della crudeltà sugli
uomini": chi oggi è violento con un animale, è
pronto ad esserlo con gli altri "deboli" della
società: anziani, donne, bambini. Non è un caso che
una delle caratteristiche comuni a tutti i serial
killer è quello di iniziare con la tortura e le
sevizie agli animali per poi passare agli uomini.
Cordialmente,
Walter Caporale
Capogruppo Verdi regione Abruzzo
Ma i cani
amano i padroni moderni?
Signor Direttore, dopo l'ennesimo sfregio, questa
volta ai danni di una bimba di Popoli, azzannata da
un cane di razza aggressiva, si è aperta la corsa a
dare interpretazioni del perché accadono fatti così
sconcertanti.
Lungi dal voler criticare chi ha fatto della difesa
del cane la propria ragione di vita, e chi ama
detenerlo con la cura ed il ruolo che attiene
all'animale in genere, che la situazione possa
sfociare in assurdità tali da temere che la vita del
cane possa diventare più importante di quella
dell'uomo, non è poi una riflessione del tutto
sbagliata. E' d'obbligo, perciò, tentare di
analizzare il fenomeno, senza ipocrisie e senza
falsi buonismi, per dire e non dire nel timore di
suscitare la protesta di quelli che si azzannano pur
di primeggiare pubblicamente sul tema del randagismo
e della difesa del cane.
E in effetti nessuno potrebbe affermare che la
eccezionale campagna mediatica a favore dei cani non
sia spropositata rispetto ad altri temi forti,
socialmente preoccupanti e meritevoli di altrettanta
sensibilità.
Francamente questo non è civile,lo dice la gente.
L'atteggiamento di alcuni politici è poi
biasimevole, pur di conquistare un po' di ribalta,
non disdegnano di alimentare il fuoco della protesta
anziché conciliare un equilibrato rapporto tra chi
la pensa in un modo o nell'altro.
Una sorta di ipocrisia che deve tornare nei confini
della ragione: gli animali hanno bisogno di vivere
secondo le leggi della natura che spesso, se
forzate, si ritorcono contro l'umanità.
E' già difficile tenere i bambini nelle case sempre
di dimensioni più ridotte, figuriamoci i cani che
per loro natura hanno bisogno di sfogare istinti
bestiali.
E allora, invece di ridere quando sentiamo chiamare
il cane con nomi di persona, dovremmo preoccuparci,
perchè sarebbe più opportuno chiedersi se è l'uomo
che ha perso la ragione o se è la società che
istintivamente diventa sempre più animalesca. Noi
giovani Popolari-Udeur di Pescara abbiamo commentato
una proposta di legge regionale che mira
all'addestramento di figure professionali addette
"all'educazione dei cani". Francamente la sorpresa è
notevole, sia per la forma con cui è scritta, sia
per le finalità e sia per le sanzioni previste.
Dispiace dirlo, ma ci sembra una situazione che non
trova rapporti con l'etica in nessun caso.
Sono in pochi a non amare i cani, ma ci piacerebbe
di più sapere che pene e sanzioni esemplari vengano
comminate per i maltrattamenti delle persone,
soprattutto quelle maggiormente a rischio. E in
sostanza ci chiediamo: ma i cani, se avessero il
senso della ragione, amerebbero questi padroni
moderni?
Mattia Giansante
Segretario provinciale giovani Popolari-Udeur
Pescara