“Sono esterrefatto dalle dichiarazioni del
difensore civico abruzzese, avvocato Nicola
Sisti, che propone la soppressione dei cani
randagi, in dispregio della Legge nazionale n.
281 del 1991 (sul randagismo) e della Legge n.
189 del 2004 (contro i maltrattamenti agli
animali) che vietano espressamente in Italia la
soppressione dei randagi.” - dichiara Walter
Caporale, Capogruppo regionale dei Verdi - “ Mi
ritengo preoccupato per quella che spero sia
stata solo una esternazione improvvisata,
proprio per il ruolo e la competenza giuridica
dell’avvocato Sisti: egli non può dunque
richiamarsi al solo articolo 14 della legge
regionale sul randagismo, finalizzata al
controllo ma anche alla tutela e al benessere
degli animali e che verrà presto modificata da
una nuova e più innovativa legge in discussione
nella Quinta Commissione Consiliare. E’ troppo
comodo menzionare solo questo articolo che
stabilisce, in casi estremi, l’abbattimento dei
cani inselvatichiti o di comprovata
pericolosità. Il cane è un essere vivente, un
bene della società e non un peso di cui
liberarsi nel più breve tempo possibile: come
tale va rispettato e tutelato.
L’avvocato Sisti, nel suo ruolo di difensore
civico, farebbe bene a sollecitare le
Amministrazioni pubbliche, le ASL
all’applicazione delle Leggi nazionali e
regionali, che propongono di risolvere il
problema del randagismo all’origine, attraverso
una seria politica di microcippaggio, di
anagrafe canina, di sterilizzazione e di
sensibilizzazione della cittadinanza. A lui
voglio ricordare, tra l’altro, le parole di Papa
Giovanni XXIII: Gli animali sono creature di
Dio: non debbono essere maltrattati”.
Ma
in questi giorni emergono anche altre polemiche
contro gli animali:
“Leggiamo,
dalle cronache aquilane dei giornali odierni,
che per il dottor Imperiale la lotta al
randagismo è, per sua specifica fattispecie,
lotta contro gli animali.”- lo dichiara
Cristiana Graziani, medico veterinario degli
Animalisti Italiani ed esponente dei VERDI alla
Regione Abruzzo - “ Egli dimentica al contrario
che, in quanto dirigente ASL, il suo compito
dovrebbe essere, in primis, quello di
rispettare le leggi (legge nazionale n. 281/’91
"Legge quadro in materia di animali di affezione
e prevenzione del randagismo, legge regionale
86/99 sul randagismo, legge nazionale 189/04
contro i maltrattamenti agli animali, ecc.) e di
collaborare con chi lavora per ridurre l’impatto
del randagismo. Al contrario, proprio questo suo
atteggiamento, del tutto personale, contro gli
animali – piuttosto che contro le cause che
determinano l’abbandono di animali e dunque il
randagismo, impedisce una razionale soluzione al
problema.
Una circolare del Consiglio di Stato - Sez. III,
1997, Sentenza 883 -, definisce del tutto
regolare la possibilità di alimentare i cani o
gatti per strada o comunque in libertà,
rispettando naturalmente le condizioni
igienico-sanitarie e la pulizia: per logica
conseguenza ci si dovrebbe arrivare da soli
visto che è legge dello stato il divieto di
maltrattare o uccidere gli animali da affezione,
quindi è un dovere/obbligo prendersi cura di
loro. Nessuna norma di legge, né statale né
regionale, fa divieto di alimentare gatti
randagi nel loro "habitat", cioè nei luoghi
pubblici o privati, e comunque il randagismo non
è generato dai cittadini Aquilani che li
alimentano.
Sarebbe ora che l’encomiabile lavoro dei
volontari che accudiscono i cani, fosse
sostenuto e rispettato.
Noi VERDI ed Animalisti ci impegneremo affinché
quella che sembra essere, purtroppo, una
personale battaglia contro gli animali del dott.
Imperiale, assurta nei mesi scorsi anche agli
onori della cronaca nazionale (vedi
l’abbattimento di cuccioli, i cani desaparecidos,
le pecore rosa del giro d’Italia…..) possa avere
termine e cambiare finalmente in un serio lavoro
per la tutela degli animali e per la lotta al
randagismo e non agli animali, vittime a loro
volta dell’inciviltà delle persone. Soltanto se
si riesce a stabilire una sinergia, una
complicità, tra istituzioni e cittadini,
eliminando sentimenti di cinofobia e garantendo
il rispetto delle leggi, si può sperare di
ottenere risultati apprezzabili.
Il
randagismo è una piaga che colpisce il
cittadino, ma anche il cane violentandolo ed
umiliandolo”.
L’Aquila, 24 maggio 2006