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NEWS

24 maggio 2006

 

 

Comunicato Stampa


ANIMALISTI e VERDI rispondono al Difensore Civico. - Lotta al randagismo non significa lotta al cane randagio.

 

“Sono esterrefatto dalle dichiarazioni del difensore civico abruzzese, avvocato Nicola Sisti, che propone la soppressione dei cani randagi, in dispregio della Legge nazionale n. 281 del 1991 (sul randagismo) e della Legge n. 189 del 2004 (contro i maltrattamenti agli animali) che vietano espressamente in Italia la soppressione dei randagi.” - dichiara Walter Caporale, Capogruppo regionale dei Verdi - “ Mi ritengo preoccupato per quella che spero sia stata solo una esternazione improvvisata, proprio per il ruolo e la competenza giuridica dell’avvocato Sisti: egli non può dunque richiamarsi al solo articolo 14 della legge regionale sul randagismo, finalizzata al controllo ma anche alla tutela e al benessere degli animali e che verrà presto modificata da una nuova e più innovativa legge in discussione nella Quinta Commissione Consiliare. E’ troppo comodo menzionare solo questo articolo che stabilisce, in casi estremi, l’abbattimento dei cani inselvatichiti o di comprovata pericolosità. Il cane è un essere vivente, un bene della società e non un peso di cui liberarsi nel più breve tempo possibile: come tale va rispettato e tutelato.

L’avvocato Sisti, nel suo ruolo di difensore civico, farebbe bene a sollecitare le Amministrazioni pubbliche, le ASL all’applicazione delle Leggi nazionali e regionali, che propongono di risolvere il problema del randagismo all’origine, attraverso una seria politica di microcippaggio, di anagrafe canina, di sterilizzazione e di sensibilizzazione della cittadinanza. A lui voglio ricordare, tra l’altro, le parole di Papa Giovanni XXIII: Gli animali sono creature di Dio: non debbono essere maltrattati”.

Ma in questi giorni emergono anche altre polemiche contro gli animali:

 “Leggiamo, dalle cronache aquilane dei giornali odierni, che per il dottor Imperiale la lotta al randagismo è, per sua specifica fattispecie, lotta contro gli animali.”- lo dichiara Cristiana Graziani, medico veterinario degli Animalisti Italiani ed esponente dei VERDI alla Regione Abruzzo - “ Egli dimentica al contrario che, in quanto dirigente ASL, il suo compito dovrebbe essere, in primis, quello di  rispettare le leggi (legge nazionale n. 281/’91 "Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo, legge regionale 86/99 sul randagismo, legge nazionale 189/04 contro i maltrattamenti agli animali, ecc.) e di collaborare con chi lavora per ridurre l’impatto del randagismo. Al contrario, proprio questo suo atteggiamento, del tutto personale, contro gli animali – piuttosto che contro le cause che determinano l’abbandono di animali e dunque il randagismo, impedisce una razionale soluzione al problema.

Una circolare del Consiglio di Stato - Sez. III, 1997, Sentenza 883 -,  definisce del tutto regolare la possibilità di alimentare i cani o gatti per strada o comunque in libertà, rispettando naturalmente le condizioni igienico-sanitarie e la pulizia: per logica conseguenza ci si dovrebbe arrivare da soli visto che è legge dello stato il divieto di maltrattare o uccidere gli animali da affezione, quindi è un dovere/obbligo prendersi cura di loro. Nessuna norma di legge, né statale né regionale, fa divieto di alimentare gatti randagi nel loro "habitat", cioè nei luoghi pubblici o privati, e comunque il randagismo non è generato dai cittadini Aquilani che li alimentano.

Sarebbe ora che l’encomiabile lavoro dei volontari che accudiscono i cani, fosse sostenuto e rispettato.

Noi VERDI ed Animalisti ci impegneremo affinché quella che sembra essere, purtroppo, una personale battaglia contro gli animali del dott. Imperiale, assurta nei mesi scorsi anche agli onori della cronaca nazionale (vedi l’abbattimento di cuccioli, i cani desaparecidos, le pecore rosa del giro d’Italia…..) possa avere termine e cambiare finalmente in un serio lavoro per la tutela degli animali e per la lotta al randagismo e non agli animali, vittime a loro volta dell’inciviltà delle persone. Soltanto se si riesce a stabilire una sinergia, una complicità, tra istituzioni e cittadini, eliminando  sentimenti di cinofobia e garantendo il rispetto delle leggi,  si può sperare di ottenere risultati apprezzabili.

Il randagismo è una piaga che colpisce il cittadino, ma anche il cane violentandolo ed umiliandolo”.

 L’Aquila, 24 maggio 2006