PESCINA (AQ) — Era un po' di tempo che Generoso non faceva parlare di sé e forse, temendo di cadere nell'anonimato, ha pensato bene di tornare a farsi vivo. Stiamo parlando dell'orso di due anni, figlio di Gemma, che vive nell’area del Parco nazionale d'Abruzzo. Sono passati tre o quattro mesi dall'ultima incursione dell'orsacchiotto in prossimità di centri abitati ed ecco che il birbante è tornato a farsi vivo, prendendo di mira ancora una volta lo stesso allevamento in località Bosseto, tra Pescina e Venere. Nella scorsa occasione la sua preda fu una pecora, in questa due caprette. Ad accorgersi del ripetuto assalto è stato lo stesso allevatore, recatosi la mattina ad accudire gli animali. Ad un centinaio di metri dalla stalla, vicino ad un vigneto, praticamente nello stesso punto dove Generoso l'altra volta si gustò la pecora, erano giacenti le carcasse delle due povere caprette. Allo sfortunato è bastato poco capire cosa fosse avvenuto. Stessa tecnica d'approccio, stesso percorso, stesso luogo ove il pasto è stato consumato, stesse inconfondibili orme e lo strascico di danni che Generoso lascia. All'allevatore, quindi, non è rimasto altro che allertare gli uomini della stazione del Corpo Forestale di Gioia dei Marsi che si sono recati sul posto per i rilievi di rito. «Al di là del fatto di per sé, ossia i due capi divorati - dice il proprietario dell'allevamento - la cosa preoccupante è che il fatto si è ripetuto nel tempo. La stalla si trova appena alle porte del paese, vicino alle case. Ora - continua l'allevatore - mi chiedo se tutto ciò è da ritenersi normale o non è il caso di preoccuparsi per l'incolumità delle persone?». Da quando gli abitanti di Ortona, Bisegna, S. Sebastiano si sono attrezzati, mettendo sbarre alle finestre e porte di ferro alle stalle per difendere i propri animali, l'orso o gli orsi, spinti dalla fame, sono stati costretti a spingersi più a valle, incuranti, tra l'altro, della presenza di persone, del transito di auto e quant'altro. I danni prodotti dalle specie di animali protette vengono rimborsati, seppur in tempi non brevi, a causa delle pastoie burocratiche, dall'Ente Parco. «Lo so - dice l'allevatore - l'altra volta ho dovuto compilare una serie di modelli; fatto sta, comunque, che ad oggi non ho ricevuto ancora niente».