IL MESSAGGERO -(Abruzzo)
Orsi uccisi con la stricnina, caccia agli avvelenatori
di SONIA PAGLIA
PESCASSEROLI - Gli orsi sono morti per edema polmonare, «probabilmente causato da stricnina». E’ il primo responso degli esami fatti all’Istituto zooprofilattico di Roma, come ha riferito lo stesso direttore del Parco Aldo Di Benedetto. Il nemici invisibili del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise hanno dunque superato ogni limite. Forse era loro intenzione provocare danni allo stesso ente Parco, probabilmente per condizionarne le iniziative in un momento in cui sta procedendo ad una riorganizzazione complessiva della propria struttura con la revisione degli organi statutari. Ma non sono da escludere atti di ritorsione per rifiuti da parte dell'ente al rilascio di licenze edilizie. La mano che ha avvelenato gli orsi potrebbe essere la stessa che provocò la morte dei grifoni nel parco del Velino Sirente, insomma terroristi ambientali che colpiscono nella certezza di non essere scoperti. Oggi, intanto, arriveranno a Pescasseroli il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, e il presidente della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco. Al ministro saranno consegnate simbolicamente le chiavi del Parco. E’ previsto anche un incontro di tutte le forze preposte alla sorveglianza del territorio protetto con il prefetto dell’Aquila per fare il punto della situazione.
Sembravano un vero cimitero le due contrade “Acqua ventilata” e “Campomizzo”, nel Comune di Gioia Dei Marsi, alle porte di Pescasseroli, sulla statale 83 Marsicana dove sono state rinvenute le carcasse degli orsi. Un tragico bilancio sul quale sono stati chiamati a indagare anche i Carabinieri del Ris di Roma. Chi ha ucciso gli orsi ha usato la stricnina. Un veleno che, secondo quanto è stato accertato, provoca un danno irreversibile ai polmoni e la morte. In genere la stricnina causa la paralisi di tutto il sistema nervoso e quindi l’asfissia. «La morte deve essere stata rapida» ha riferito il direttore del Parco, Aldo Di Benedetto.
Gli accertamenti tossicologici non riguardano soltanto le carcasse dei tre orsi marsicani, ma anche quelle di due lupi, di due cinghiali, uno agonizzante, e di un cervo. Si è saputo intanto che circa due mesi fa sono stati scoperti anche i corpi di due orsacchiotti uccisi, sembra, dalla zampata di un plantigrado adulto. Un evento spiegabile quest’ultimo perché del tutto naturale. Si pensa anche che per avvelenare gli orsi, si sia ricorso a una capra, anch’essa avvelenata e lasciata nella zona per colpire la fauna protetta. E si pensa anche che abbiano fatto la stessa fine due mucche che il proprietario non trova più.
Ieri le guardie del Parco, insieme a quelle del Corpo forestale dello Stato, in tutto circa 60 uomini, hanno setacciato ogni angolo del territorio protetto, mentre la stessa Forestale ha proseguito le indagini per risalire a chi ha avvelenato gli orsi. Sono stati presi di mira alcuni allevamenti sia nel versante marsicano e sia quello dell’Alto Sangro con esito negativo. Controlli sono stati fatti anche nelle farmacie per verificare se qualcuno abbia comprato preparati a base di stricnina. Ascoltate anche molte persone. La Procura di Avezzano ha aperto un’inchiesta. È la prima volta nella storia del Parco nazionale d’Abruzzo che avviene un attacco del genere alla fauna protetta. In passato polpette avvelenate con pesticidi sono state utilizzate spesso per uccidere cani.
«E’ una vicenda incredibile - ha detto Cesare Patrone, capo del Corpo forestale dello Stato -. Le popolazioni del Parco hanno sempre dimostrato di avere un forte rispetto per l’orso. Il responsabile di quanto è accaduto è forse un emarginato, quindi bisogna agire con fermezza per fargli capire che le specie protette sono una risorsa e le attività produttive non subiscono un danno dalla loro presenza». Intanto il senatore Marcello De Angelis, componente della commissione agricoltura, ha aggiunto altri 10.000 euro di taglia che vanno ad aggiungersi ai diecimila del Wwf per chi darà informazioni utili a scoprire chi ha avvelenato gli orsi del Parco.
L’Ente, nel frattempo, avrebbe rimosso, per presunte fughe di notizie, la responsabile dell’ufficio stampa, destinata ad altri incarichi, e le sue mansioni sarebbero state avocate dal direttore del Parco. La direzione del Parco, però, smentisce di avere un’«addetta stampa» e precisa che la comunicazione è riservata da sempre al presidente e al direttore. Un esposto per comportamento antisindacale sarebbe stato presentato ai Carabinieri.
PESCASSEROLI - La Edison, che ha finanziato alcuni progetti per il plantigrado, sottolinea l’impegno nel concordare con l’ente Pnalm la realizzazione di idonei sistemi di prevenzione come recinti tradizionali, recinzioni elettrificate per le incursioni degli orsi. Fabrizio Giustizieri, coordinatore provinciale Sinistra Democratica, esprime «il suo senso di dolore e rabbia per la barbara mattanza frutto di un corto circuito nella testa di alcuni». Ritiene fondamentale l’iniziativa presa dall’assessore Franco Caramanico di convocare un tavolo tecnico per intensificare e rilanciare le azioni di monitoraggio della specie. Angelo Mancino dell’Italia di Mezzo, Enrico Perilli di Sinistra europea e Enrico Verini, gruppo liberaldemocratico, invitano alla riflessione su come non si debba mai abbassare «la guardia in relazione alle problematiche di tutela del territorio anche in riferimento agli interventi di carattere infrastrutturale». «Non hanno colpito soltanto il parco Nazionale d’Abruzzo - conclude il presidente del parco Sirente Velino, Nazzareno Fidanza -, ma l’intera regione». Nazario Pagano di Forza Italia auspica una punizione esemplare.
PESCASSEROLI - Gli esami tossicologici hanno sciolto ogni dubbio: stricnina, morte per avvelenamento per Bernardo e gli altri due orsi rinvenuti morti tra Pescasseroli e Gioia dei Marsi. Aldo Di Benedetto, il direttore del parco: «L’emergenza sicurezza non c’è solo per gli uomini, c’è anche per gli animali». Il presidente del parco, Giuseppe Rossi: «Siamo di fronte a fatti gravissimi, ad un’aggressione ai parchi». Le indagini sull’avvelenamento di Bernardo e degli altri due plantigradi percorrono tre piste: allevatori venuti dalla Campania; cacciatori esclusi dal permesso di sparare nell’area di protezione esterna del parco; gente cui l’Ente Parco ha negato il permesso di costruire. Oggi arriverà a Pescasseroli il ministro Alfonso Pecoraro Scanio.
PESCASSEROLI - «Una aggressione violenta, inqualificabile, inaspettata e inaudita che riporta indietro il Parco di qualche anno dal punto di vista della tutela degli orsi marsicani». Queste le parole del presidente del Pnalm, Giuseppe Rossi. Per Federparchi si tratta di un triplice delitto che costituisce una perdita incalcolabile di tutto il sistema Paese: «Ci troviamo a fronteggiare una vera e propria emergenza criminale per questo esprimiamo la massima solidarietà ai vertici dell’ente Pnalm. Con questa strage di orsi siamo tutti più poveri». «È veramente assurdo che in uno dei parchi più importanti d’Europa, dove la fauna rappresenta uno dei valori più preziosi anche per l’economia, il rapporto tra uomo e natura, possa risolversi nell’uccisione di esemplari protetti - affermano i deputati dell’Ulivo, Sergio Gentili, Giuseppina Fasciani, Paolo Gambescia, Francesco Saverio Garofani e Nicola Crisci -. Riteniamo tuttavia indispensabile rafforzare gli strumenti di vigilanza e di controllo e per questo abbiamo chiesto al ministro Pecoraro Scanio di riferire in aula sulle misure che intende adottare in relazione alla grave vicenda». L’associazione italiana per la Wilderness chiede di chi sia la responsabilità: «Troppo semplice addossare la colpa alla gente “cattiva” d’Abruzzo o ai soliti bracconieri senza risalire alle origini del problema». Il segretario generale Franco Zunino dichiara che «chi ha avvelenato gli orsi era una persona esasperata. Le autorità dovrebbero chiedersi da dove nasce l’esasperazione. Solo placando l’odio e soddisfacendo le esigenze della gente del posto, si potrà salvare l’orso marsicano. Tutto il resto sono solo chiacchiere».
So.Pa.
IL GIORNALE
Altri due orsi trovati morti. Giallo sulla fuga di notizie
L’Aquila - Cinque orsi, due lupi e una capra morti in due mesi nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: tranne due cuccioli - che sarebbero stati uccisi dai genitori durante una disputa nel periodo degli amori - tutti gli altri sono stati avvelenati. Secondo il Wwf sarebbe stata usata la stricnina. Il mistero ancora non è risolto e, in attesa dei risultati degli esami tossicologici - affidati all’Istituto Zooprofilattico di Roma - domani si terrà un incontro a Pescasseroli, sede del Parco, con il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, il quale ha posto la priorità di «fermare la strage» e di «prendere i criminali».
Ma ieri proprio la notizia - non divulgata dall’Ente Parco per oltre venti giorni - sulla morte di due cuccioli ha alimentato altri misteri e polemiche politiche, oltre alla rimozione, per fuga di notizie, dell’addetta stampa del Parco. Lo stesso Bernardo, il simpatico orso goloso e confidente divenuto l’attrazione dell’Alta Valle del Giovenco, secondo indagini giornalistiche sarebbe stato trovato morto una decina di giorni fa. Un paio di giorni dopo fu scoperta l’orsa uccisa, la sua compagna, mentre è di ieri la segnalazione di un altro cucciolo senza vita. A oltre venti giorni risale invece la morte dei due cuccioli uccisi dai genitori. L’Ente Parco il 1° ottobre, con un comunicato stampa inviato via fax alle 21.38, aveva reso nota solo la morte dell’Orso Bernardo e della sua compagna, facendo risalire il ritrovamento al giorno precedente. La vicenda è approdata in Parlamento: l’ex ministro dell’Ambiente Altero Matteoli, oggi presidente dei senatori di An, ha presentato un’interrogazione al suo successore, Alfonso Pecoraro Scanio, proprio sui ritardi nella diffusione delle notizie sulla morte degli orsi. Secondo Matteoli «la secretazione avrebbe potuto favorire la prosecuzione di azioni criminali ai danni degli orsi» nel Pnalm. Il portavoce del ministero ha però sostenuto che «non è stata mai ordinata alcuna secretazione».
Il presidente dell’Ente Parco, Giuseppe Rossi, ha sostenuto di essere stato avvisato del ritrovamento della prima carcassa «due giorni fa dalle nostre Guardie - ha detto - la mattina successiva di un altro e ieri ancora del terzo. Presumo di essere stato avvisato in tempo reale. Se ci fossero responsabilità sulla secretazione - ha aggiunto - andrebbero perseguite quanto quelle degli assassini». Ma oggi il Parco ha deciso di trasferire ad altro incarico l’ addetta stampa: la rimozione sarebbe giustificata da presunte fughe di notizie, stando all’esposto presentato ai Carabinieri di Pescasseroli dalla stessa dipendente, la quale ha invocato il comportamento antisindacale dell’Ente. Per il direttore del Parco, Aldo Di Benedetto, si è trattato di «un normale avvicendamento da un ufficio a un altro». Intanto le voci si rincorrono: il sindaco di Gioia dei Marsi ha riferito di un altro orso morto, mentre di un altro ancora, dotato di radiocollare, si sarebbero perse le tracce. Ma dal Parco non è arrivata conferma. Per setacciare palmo a palmo i boschi del Parco, alla ricerca di altri animali eventualmente avvelenati, il Corpo forestale dello Stato ha impiegato 40 agenti della task force istituita tre anni fa proprio per proteggere gli orsi. Ma per i Verdi dell’Abruzzo l’unica strada, forse, è di affidarsi all’intercessione di San Francesco, protettore degli animali di cui oggi si celebra la festa.
IL MATTINO
Morti nel Parco altri due orsi. Sotto accusa il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio Oggi un vertice
DANIELA LIMONCELLI
Un giallo. Sono forse cinque gli orsi morti. Ma di un altro, dotato di radiocollare, si sono perse le tracce. Un altro ancora, secondo il sindaco di Gioia dei Marsi, è stato trovato ucciso. La mattanza degli orsi in atto nel Parco nazionale d’Abruzzo potrebbe contare molte più vittime di quante non siano state finora rese note. Anche perché le notizie del ritrovamento degli orsi morti sembra non siano mai avvenute in tempo reale. Dieci giorni, due settimane, e in alcuni casi forse venti giorni, sono passati tra la scoperta di ogni carcassa e la diffusione della notizia. E il rinvenimento, trapelato ieri, della morte di due cuccioli, tenuto segreto per più di venti giorni, sembra non dovesse essere diffuso: come ha dimostrato la rimozione immediata dell’addetta stampa del Parco. L’accusa: fuga di notizie. Ma l’intera vicenda è stata smentita dalla direzione dell’Ente. E restano ancora un mistero sia i «colpevoli» che il «movente» di questa strage di animali preziosi. Allora, ufficialmente: cinque orsi, due lupi, due cinghiali e una capra morti in soli due mesi in quel Parco, proprio in quell’oasi dove l’orso marsicano - simbolo del ripopolamento della sua specie - avrebbe dovuto sentirsi assolutamente protetto. Tutti avvelenati, tranne due cuccioli che sembra siano stati ammazzati dai genitori durante una disputa nel periodo degli amori. Tutti uccisi dalla stricnina, secondo il Wwf. Ma la certezza sul veleno utilizzato verrà solo dai risultati degli esami tossicologici affidati all’istituto zooprofilattico di Roma. «Si tratta di un’aggressione pianificata, orientata all’obiettivo di colpire gli orsi - sostiene il direttore del Parco, Aldo Di Benedetto - Entrare all’interno del Parco è possibile a tutti, non c’è una porta d’ingresso che noi possiamo controllare». Morti, cause, tempi: un vero giallo. Lo stesso Bernardo, il simpatico orso che era l’attrazione dell’alta valle del Giovenco, stando a indagini giornalistiche, sarebbe stato trovato morto una decina di giorni fa mentre la sua compagna sarebbe stata avvelenata e ammazzata dopo un paio di giorni. Ed è di martedì scorso la segnalazione di un altro cucciolo senza vita, a più di venti giorni risale quella sui due cuccioli uccisi dai genitori. Eppure, l’ente Parco tramite un comunicato inviato solo il primo ottobre via fax alle 21.38 ha reso nota soltanto la morte dell’orso Bernardo e della sua compagna, facendo per di più risalire il ritrovamento al giorno precedente. Troppi misteri. «Notizie secretate» tuona il presidente dei senatori di An, ex ministro dell’Ambiente, Altero Matteoli. Punta il dito contro il suo successore, Alfonso Pecoraro Scanio, presentando un’interrogazione urgente in cui chiede al ministro di «riferire subito in Parlamento» proprio sugli inspiegabili ritardi nella diffusione delle notizie sulla morte degli orsi. Immediata la smentita del portavoce di Pecoraro Scanio: «Non è stata mai ordinata alcuna secretazione». Oggi si terrà un incontro sull’emergenza-orsi con il ministro nella sede del Parco. Ma non basta a rasserenare il clima. Si aspettano risposte chiare. Le chiedono anche i deputati dell’Ulivo, guidati da Paolo Gambescia. Fabio Rampelli, commissione ambiente della Camera, ricorda: «Già a marzo avevamo segnalato al ministro l’avvelenamento di 14 grifoni in riserve protette per esche avvelenate...». «Presumo di essere stato avvisato in tempo reale» si giustifica, a sua volta, il presidente dell’ente Parco, Giuseppe Rossi. Mentre la direzione del Parco stigmatizza i «tentativi di strumentalizzazione e depistaggio delle indagini». Intanto, le voci si rincorrono: la strage di orsi non è finita. A caccia di altri esemplari eventualmente avvelenati sta setacciando il Parco quella task force del corpo forestale dello Stato istituita proprio per proteggere gli orsi.
IL SECOLO XIX
Caccia ai veleni nel Parco d'Abruzzo dopo la morte degli orsi.
Trovate altre carcasse "sospette". Fermato un bracconiere. Oggi vertice con Pecoraro
Isabella Villa
Altri due orsi morti nel Parco nazionale d'Abruzzo. Nella tarda mattinata di ieri la notizia si diffonde come un fulmine. La strage non è finita. Dopo i tre marsicani trovati morti martedì, la scoperta di altri due esemplari senza vita sarebbe davvero troppo: cinque orsi rappresentano il dieci per cento della popolazione residua di plantigradi. Poi la smentita: i due orsi - come già il Secolo XIX aveva riportato ieri - sono morti parecchi giorni fa per cause naturali: uccisi forse dal padre per una questione di gelosia.
«Quando ho sentito la notizia al telegiornale mi è preso un colpo - commenta Giovanni Rossi, presidente dell'Ente Parco - ma per fortuna si trattava di una vecchia storia che non ha nulla a che fare con gli avvelenamenti».
Però il problema veleno nel Parco rimane. «Oggi (ieri per chi legge, ndr) - aggiunge il direttore del Parco, Aldo Di Benedetto - è stata effettuata una pulizia a tappeto del territorio per eliminare ulteriori elementi dannosi per gli animali. L'uccisione di tre orsi è un atto nuovo, che noi consideriamo un'aggressione pianificata, orientata all'obiettivo di colpire i plantigradi. Arrivare all'interno del Parco è possibile a tutti, non c'è una porta d'ingresso che noi possiamo controllare. È un fenomeno da condannare, si tratta di un modo vigliacco per uccidere gli orsi, che è come uccidere delle persone. Il Parco reagirà in modo duro».
E la ricerca non è andata a vuoto. Dopo la carcassa di una capra quasi sicuramente avvelenata recuperata martedì, ieri sono stati trovati altri elementi quantomeno "sospetti": pezzi di carcasse e altri materiali che sono stati sequestrati e inviati a un istituto zooprofilattico per le analisi. «Oltre che bonificare il territorio stiamo cercando di capire quale veleno sia stato utilizzato per uccidere gli orsi», sottolinea il presidente Rossi. Per oggi al Parco è in programma una riunione alla presenza del ministro per l'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. «Cercheremo di pianificare una adeguata attività di sorveglianza - anticipa il presidente - e studieremo azioni di gestione a breve e lungo termine. Non va dimenticato che il Parco non è proprietario dei terreni che sono per lo più comunali o privati e questo crea non pochi problemi».
Intanto ieri i controlli a tappeto effettuati dal Corpo forestale nel Parco hanno portato a un risultato importante: il fermo di un bracconiere.
L'uomo è stato bloccato all'alba mentre sistemava delle trappole per animali di grossa taglia, come cervi, cinghiali, caprioli, in un'oasi protetta lungo il fiume Pescara, a Torre dè Passeri. Il bracconiere - un sessantatreenne del posto - è stato denunciato in flagranza di reato per esercizio di caccia con mezzi non consentiti e per caccia in oasi di protezione.
La notte precedente, in un'area di abbeveraggio, gli agenti avevano scoperto tre lacci usati come trappola. Ne hanno sganciato uno ed hanno atteso che il bracconiere tornasse per risistemarlo. Tre ore dopo è arrivato l'uomo che ha prima controllato le altre due trappole - nelle quali non era ancora finito alcun animale - e poi ha risistemato la terza sganciata. Subito dopo è stato bloccato dagli agenti.
«Con i bracconieri ci vuole la tolleranza zero: la invochiamo perché si tratta di criminali che attaccano in modo pianificato il patrimonio ambientale e faunistico italiano», sostiene il capogruppo dei Verdi alla Camera, Angelo Bonelli, anticipando che i Verdi proporranno un emendamento al ddl sugli ecoreati per inasprire le pene. «La ferocia dei bracconieri è inaudita, il loro delitto ferisce il Paese e offende la coscienza civile», conclude.
E per ricordare i tre marsicani uccisi e «chiedere giustizia per questo atto di bracconaggio indegno di un Paese civile e salvaguardare gli ultimi orsi rimasti», il Wwf che già ha messo una taglia di 10.000 per chi aiuterà a trovare i colpevoli, insieme agli "Amici dell'orso Bernardo" ha organizzato per sabato una fiaccolata a Bisegna (L'Aquila.
«Quello che è accaduto - si legge in una nota - non deve rimanere una giusta, ma estemporanea indignazione, ma deve trasformarsi in azione sul territorio perché questi atti non si ripetano mai più. Nella Marsica e in altre aree dell'Appennino ormai si ripetono da anni avvelenamenti che colpiscono sia la fauna selvatica che animali domestici e di compagnia».
IL GAZZETTINO
Pescasseroli
Cinque orsi, due .....
Pescasseroli (AQ) - Cinque orsi, due lupi, una capra, probabilmente usata come esca, e due cinghiali morti e uno agonizzante deceduto nel pomeriggio di ieri. E' un'autentica strage quella registrata in due mesi nel Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Tranne due cuccioli - che sarebbero stati uccisi dai genitori durante una disputa nel periodo degli amori - tutti gli altri sono stati avvelenati. Secondo il Wwf sarebbe stata usata la stricnina. Il mistero ancora non è risolto e, in attesa dei risultati degli esami tossicologici - affidati all'Istituto Zooprofilattico di Roma - oggi si terrà un incontro a Pescasseroli, sede del Parco, con il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, il quale ha posto la priorità di «fermare la strage» e di «prendere i criminali» sostenendo che «è in atto un feroce attacco degli antiparco».Ma ieri proprio la notizia - non divulgata dall'Ente Parco per oltre venti giorni - sulla morte di due cuccioli ha alimentato altri misteri e polemiche politiche, oltre alla rimozione, per fuga di notizie, dell'addetta stampa del Parco. Lo stesso Bernardo, il simpatico orso goloso e confidente divenuto l'attrazione dell'Alta Valle del Giovenco, secondo approfondimenti giornalistici sarebbe stato trovato morto una decina di giorni fa. Un paio di giorni dopo fu scoperta l'orsa uccisa, la sua compagna, mentre è di ieri la segnalazione di un altro cucciolo senza vita. A oltre venti giorni risale invece la morte dei due cuccioli uccisi dai genitori. L'Ente Parco il primo ottobre, con un comunicato stampa inviato via fax alle 21.38, aveva reso nota solo la morte dell'Orso Bernardo e della sua compagna, facendo risalire il ritrovamento al giorno precedente. La vicenda è approdata in Parlamento: l'ex ministro dell'Ambiente Altero Matteoli, oggi presidente dei senatori di An, ha presentato un'interrogazione al suo successore, Alfonso Pecoraro Scanio, proprio sui ritardi nella diffusione delle notizie sulla morte degli orsi. Secondo Matteoli «la secretazione avrebbe potuto favorire la prosecuzione di azioni criminali ai danni degli orsi» nel Pnalm. Il portavoce del ministero ha però sostenuto che «non è stata mai ordinata alcuna secretazione».Il presidente dell'Ente Parco, Giuseppe Rossi, ha sostenuto di essere stato avvisato del ritrovamento della prima carcassa «due giorni fa dalle nostre Guardie - ha detto - la mattina successiva di un altro e ieri ancora del terzo. Presumo di essere stato avvisato in tempo reale. Se ci fossero responsabilità sulla secretazione - ha aggiunto - andrebbero perseguite quanto quelle degli assassini».Ma ieri il Parco ha deciso di trasferire ad altro incarico l'addetta stampa: la rimozione sarebbe giustificata da presunte fughe di notizie, stando all'esposto presentato ai Carabinieri di Pescasseroli dalla stessa dipendente, la quale ha invocato il comportamento antisindacale dell'Ente. Per il direttore del Parco, Aldo Di Benedetto, si è trattato di «un normale avvicendamento da un ufficio a un altro».Intanto le voci si rincorrono: il sindaco di Gioia dei Marsi ha riferito di un altro orso morto, mentre di un altro ancora, dotato di radiocollare, si sarebbero perse le tracce. Ma dal Parco non è arrivata conferma.Per setacciare palmo a palmo i boschi del Parco, alla ricerca di altri animali eventualmente avvelenati, il Corpo forestale dello Stato ha impiegato 40 agenti della task force istituita tre anni fa proprio per proteggere gli orsi. Ma per i Verdi dell'Abruzzo l'unica strada, forse, è di affidarsi all'intercessione di San Francesco, protettore degli animali di cui stamani si celebra la festa.
TG COM
Strage di orsi, Wwf:usata stricnina Taglie diventano due da 20 mila euro
Giornata di preoccupazione nel parco d'Abruzzo, dopo l'ufficializzazione della morte di 5 orsi, di cui due pare per cause naturali, due lupi e due cinghiali. La strage di animali, denuncia il Wwf, è stata ordita a base di stricnina. Atteso il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, che si recherà a Pescasseroli, per fare il punto sulla vicenda. Intanto sono due le taglie: a quella del Wwf si aggiunge quella del senatore di An De Angelis.L'ipotesi stricnina, è avvalorata dal fatto che il veleno avrebbe già colpito uccidendo alcune capre le cui carcasse sono state ritrovate proprio nella stessa zona. Intanto ad entrare immediatamente in azione è stata la task force inviata dal Corpo Forestale in Abruzzo, composta da 40 uomini, attiva 24 ore su 24 in difesa di una specie da tempo gravemente minacciata di estinzione. Immediate e durissime le reazioni di condanna da parte del mondo politico e ambientalista.Per Cesare Patrone, Capo del Corpo forestale dello Stato il caso dei cinque orsi avvelentati rappresenta il gesto scellerato di alcuni irresponsabili che "a causa del loro
comportamento criminale, rischiano di compromettere il prezioso patrimonio biologico della specie in via di estinzione. E' proprio su questi emarginati - ha detto Petrone che occorre agire con assoluta fermezza e far comprendere loro la possibile coesistenza tra le specie selvatiche e le attività produttive di montagna".
GIORNALE DI VICENZA
PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO. Voci contrastanti, misteri e anche un licenziamento (negato dall’ente) al centro della vicenda che sarà oggi oggetto di un vertice
Orsi e lupi avvelenati dalla stricnina
L’AQUILA - La direzione del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise conferma che «gli animali coinvolti nel presunto avvelenamento restano a oggi quelli già noti, ovvero tre orsi bruni marsicani e due lupi appenninici» e che non è legata all’avvelenamento la morte di altri due orsi, che precedentemente il presidente del parco Giuseppe Rossi aveva indicato come dovuta a «cause naturali» e non era stata resa nota dal parco.
La direzione dell’ente stigmatizza «i tentativi di strumentalizzazione e depistaggio delle indagini in corso messi in atto da fonti sconosciute». Nella nota dell’ufficio stampa la direzione dice che «nell’ente non esiste nessun addetto stampa» e che non c’è stato l’allontanamento dell’addetto stampa per fughe di notizie. Poche ore prima la dipendente - addetta alla sezione «Risorse strumentali-ufficio stampa» del Pnalm - aveva presentato un esposto ai carabinieri di Pescasseroli per comportamento antisindacale dell’ente perché rimossa dalle sue mansioni di addetto stampa.
Tre orsi, due lupi e una capra morti in due mesi nel Parco: tranne due cuccioli - forse uccisi dai genitori durante una disputa nel periodo degli amori - tutti gli altri sono stati avvelenati. Secondo il Wwf è stata usata la stricnina. Il mistero ancora non è risolto e, in attesa dei risultati degli esami tossicologici - affidati all’Istituto Zooprofilattico di Roma - oggi a Pescasseroli, sede del Parco, ci sarà un incontro con il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio. Ma ieri proprio la notizia - non divulgata dall’Ente Parco per oltre venti giorni - sulla morte di due cuccioli ha alimentato altri misteri e polemiche.
Animali&animali
ORSI MORTI: SONO CINQUE. WWF, USATA ANCHE STRICNINA
Per due le cause sarebbero "naturali".
Giustino Ceccarossi
Cinque orsi, due lupi e una capra morti in due mesi nel Parco nazionale d' Abruzzo, Lazio e Molise: tranne due cuccioli - che sarebbero stati uccisi dai genitori durante una disputa nel periodo degli amori - tutti gli altri sono stati avvelenati. Secondo il Wwf sarebbe stata usata la stricnina.
Il mistero ancora non e' risolto e, in attesa dei risultati degli esami tossicologici - affidati all'Istituto Zooprofilattico di Roma - oggi si terra' un incontro a Pescasseroli, sede del Parco, con il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, il quale ha posto la priorita' di 'fermare la strage' e di 'prendere i criminali' sostenendo che 'e' in atto un feroce attacco degli antiparco'.
Ma oggi proprio la notizia - non divulgata dall'Ente Parco per oltre venti giorni - sulla morte di due cuccioli ha alimentato altri misteri e polemiche politiche, oltre alla rimozione, per fuga di notizie, dell'addetta stampa del Parco.
Lo stesso Bernardo, il simpatico orso goloso e confidente divenuto l'attrazione dell'Alta Valle del Giovenco, secondo indagini giornalistiche sarebbe stato trovato morto una decina di giorni fa. Un paio di giorni dopo fu scoperta l'orsa uccisa, la sua compagna, mentre e' di ieri la segnalazione di un altro cucciolo senza vita. A oltre venti giorni risale invece la morte dei due cuccioli uccisi dai genitori. L'Ente Parco il 1/o ottobre, con un comunicato stampa inviato via fax alle 21.38, aveva reso nota solo la morte dell'Orso Bernardo e della sua compagna, facendo risalire il ritrovamento al giorno precedente.
La vicenda e' approdata in Parlamento: l'ex ministro dell' Ambiente Altero Matteoli, oggi presidente dei senatori di An, ha presentato un'interrogazione al suo successore, Alfonso Pecoraro Scanio, proprio sui ritardi nella diffusione delle notizie sulla morte degli orsi. Secondo Matteoli 'la secretazione avrebbe potuto favorire la prosecuzione di azioni criminali ai danni degli orsi' nel Pnalm. Il portavoce del ministero ha pero' sostenuto che 'non e' stata mai ordinata alcuna secretazione'.
Il presidente dell'Ente Parco, Giuseppe Rossi, ha sostenuto di essere stato avvisato del ritrovamento della prima carcassa 'due giorni fa dalle nostre Guardie - ha detto - la mattina successiva di un altro e ieri ancora del terzo. Presumo di essere stato avvisato in tempo reale. Se ci fossero responsabilita' sulla secretazione - ha aggiunto - andrebbero perseguite quanto quelle degli assassini'.
Ma oggi il Parco ha deciso di trasferire ad altro incarico l' addetta stampa: la rimozione sarebbe giustificata da presunte fughe di notizie, stando all'esposto presentato ai Carabinieri di Pescasseroli dalla stessa dipendente, la quale ha invocato il comportamento antisindacale dell'Ente. Per il direttore del Parco, Aldo Di Benedetto, si e' trattato di 'un normale avvicendamento da un ufficio a un altro'. Intanto le voci si rincorrono: il sindaco di Gioia dei Marsi ha riferito di un altro orso morto, mentre di un altro ancora, dotato di radiocollare, si sarebbero perse le tracce. Ma dal Parco non e' arrivata conferma.
Per setacciare palmo a palmo i boschi del Parco, alla ricerca di altri animali eventualmente avvelenati, il Corpo forestale dello Stato ha impiegato 40 agenti della task force istituita tre anni fa proprio per proteggere gli orsi. Ma per i Verdi dell'Abruzzo l'unica strada, forse, e' di affidarsi all' intercessione di San Francesco, protettore degli animali di cui domani si celebra la festa.
LA REPUBBLICA
L'ANALISI - 12 milioni di euro per gli orsi ma non sono stati spesi bene
VALERIO GUALERZI
ROMA - Passata l'emozione per la tragica morte inflitta agli orsi marsicani, forse è il caso di iniziare a spostare l'attenzione dai sentimenti all'aspetto economico e di gestione del progetto. Se il massacro dei tre animali è un danno incalcolabile per l'ambiente e la biodiversità è altrettanto vero che rappresenta anche una sconfitta economica.
Sul nostro Paese di soldi per la tutela di questo splendido mammifero a rischio di estinzione nell'ultimo decennio ne sono piovuti davvero tanti. Cifre esatte è difficile farne, anche perché i finanziamenti non sono arrivati da un unico ente, ma da diverse istituzioni. Si va dai diversi milioni di euro arrivati grazie al progetto Life creato dall'Unione Europea, agli 800 mila dollari stanziati da Valerie Gates, una miliardaria americana appassionata di orsi. Alla fine la cifra complessiva non si discosta molto dai dodici milioni di euro.
Il problema quindi non è il "quanto", ma il come. Come sono stati spesi tutti questi soldi? Spulciando nel sito della Commissione europea è possibile trovare delle indicazioni, ma solo per alcuni progetti finanziati esiste un rendiconto aggiornato che mette a confronto obiettivi e risultati raggiunti. Un dato emerge chiaramente. Quasi tutti i fondi sono finiti allo studio dell'orso, al suo monitoraggio e a iniziative divulgative e di sensibilizzazione. Grazie alla ricerca e agli animali ora muniti di collare, potremo arrivare a sapere quanti sono gli orsi collarati. Prima, era impossibile. E massacri come quello di Pescasseroli magari sarebbero rimasti sconosciuti. Ben poco è stato fatto invece per migliorare la vigilanza, l'azione di contrasto ai bracconieri e ottimizzare il sistema di indennizzi in grado di non alienare ai parchi la collaborazione degli allevatori colpiti dalle scorribande degli animali affamati. "Ormai degli orsi sappiamo davvero tutto da un punto di vista comportamentale e biologico, conosciamo tutto di questo grande malato, ma il malato muore", dice Antonio Nicoletti, coordinatore nazionale aree protette e territorio di Legambiente. "Risorse - aggiunge - negli ultimi anni ci sono state, ma resta il problema della sorveglianza: chi avrebbe dovuto ha fatto davvero tutto? La direzione del Parco ora deve fare chiarezza su quello che è successo".
E' questo il vero punto che la tragica fine di Bernardo e dei suoi compagni solleva. Come viene organizzata la vigilanza nei parchi? Con quali controlli, quali direttive, quali mezzi e quali risorse? E chi vigila sui vigilanti, affinché facciano tutto il possibile? Interrogativi che le prime versioni sull'eccidio dei giorni scorsi a Passo del Diavolo rilanciano prepotentemente.
A proteggere gli orsi nel Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise sono circa cento agenti tra guardaparco e uomini della Forestale. Stando alla pianta organica questi ultimi dovrebbero essere 43, ma al momento ne sono stati assegnati solo 28. Una lacuna che non solo mette a repentaglio la vita della fauna protetta, ma che si è fatta sentire anche nel corso della drammatica emergenza incendi dell'estate appena conclusa. Una serie politica antibracconaggio è fatta anche di operazioni notturem ben condotte e pianificate.
Al di là del deficit numerico, è evidente però che qualcosa nell'organizzazione della vigilanza non funziona a dovere. La dinamica del ritrovamento delle carcasse e il fatto che gli animali malgrado il collare satellitare siano stati persi di vista per così tanto tempo fa pensare che forse c'erano dei margini per evitare il peggio che non sono stati sfruttati. E una conferma che qualcosa si andato storto arriva anche dalla rimozione, avvenuta all'indomani della divulgazione della notizia, dell'addetta stampa del parco. Per il direttore del Parco, Aldo Di Benedetto, si è trattato di "un normale avvicendamento da un ufficio a un altro", ma la diretta interessata non la pensa così e ha presentato un esposto ai Carabinieri di Pescasseroli per comportamento antisindacale dell'ente, affermando di essere stata rimossa per una presunta fughe di notizie.
Difficile, del resto, pensare che l'organizzazione del Parco possa essere ottimale dopo la travagliata storia degli ultimi anni. L'attuale direttore, Aldo Di Benedetto, è in carica dopo un lungo periodo di commissariamento seguito a una ingarbugliata vicenda giudiziaria. Al termine di un lungo braccio di ferro a colpi di carta bollata e in una situazione di grave dissesto finanziario, i due dirigenti storici del parco Franco Tassi e Fulco Pratesi sono stati costretti a farsi da parte. A questo va poi aggiunta una politica di finanziamenti da parte dell'ex ministro dell'Ambiente Altero Matteoli quanto meno discutibile.
Difficile sgombrare il campo dalla possibilità che si tratti della solita bega di campanile, ma gli appunti mossi dalla direzione del Pnalm sembrano sensati. Una nota pubblicata sul sito ufficiale attacca infatti duramente la scelta di assegnare al parco abruzzese solo il 2% delle risorse disponibili su scala nazionale, e ben la metà di quelle erogate a favore del Parco del Cilento. "I criteri di ripartizione - spiega il documento - tendono a favorire i parchi che hanno maggiore superficie e un maggior numero di comuni, mentre non tengono in debita considerazione le specificità territoriali e gestionali delle singole aree protette.
Il criterio di ripartizione collegato all'estensione dei singoli parchi, ad esempio, è del tutto generico, non commisurato alle peculiarità territoriali e non ponderato rispetto alle valenze economico-ambientali delle aree sottoposte a tutela".
Appunti datati 2004, ma tornati ora di drammatica attualità.