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NEWS

08 0ttobre 2007

 

 

Animali & Animali

WWF e "Amici dell'orso Bernardo", adesso si passi all'azione.
Presentati 4 punti programmatici

 

Un piano d'azione articolato in quattro punti per prevenire nuovi casi di avvelenamento di animali.
Dopo la strage di verificatasi nei giorni scorsi nel Parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise, lo hanno messo a punto il Wwf e l'associazione Amici dell'orso Bernardo. Sono 4 i principali campi d'intervento: adozione e applicazione di una legge contro lacci e veleni, gestione di agricoltura e foreste, sorveglianza sul territorio, ferrea gestione dell'attivita' venatoria. A Bisegna (Aq) si e' svolta una fiaccolata per chiedere interventi concreti. Le due organizzazioni, durante una conferenza stampa svoltasi a Pescara, hanno rinnovato le proposte per l'adozione di atti concreti da parte degli enti coinvolti nel cosiddetto Patom, Patto per la tutela dell'orso marsicano, che si riunira' lunedi' prossimo presso la regione Abruzzo.
'Alla manifestazione - ha dichiarato Daniela Ida Conte dell'Associazione amici dell'orso Bernardo - sono giunte da tutta Italia centinaia di adesioni di associazioni, sindacati e semplici cittadini che vogliono testimoniare tutta la loro indignazione per questa barbarie chiedendo agli enti fatti concreti affinche' la strage di orsi e lupi non si ripeta mai piu'. Quando Bernardo inizio' le sue scorribande nei centri abitati ci rimboccammo le maniche e iniziammo semplicemente a fare per la sua salvaguardia. Per anni abbiamo contribuito a controllare una situazione di potenziale conflitto tra uomo e fauna. Evidentemente il solo volontariato non basta'.
'Il 'Patto per la tutela dell'orso marsicano' puo' essere uno strumento fondamentale per salvaguardare l'orso solo se alle tante parole che in questi anni abbiamo ascoltato seguiranno finalmente i fatti da parte degli enti che lo
hanno sottoscritto - interviene Michele Candotti, segretario generale del Wwf Italia - Ci sono due momenti altrettanto importanti nella gestione dell'ambiente: prima l'adozione dei provvedimenti necessari e poi il controllo se siano realmente applicati sul territorio. Infatti, decisioni utili come quella di vietare la caccia al cinghiale in braccata nelle aree con presenza di orso perdono di senso se poi anche i semplici cittadini ci segnalano il mancato rispetto della norma'.
'L'episodio di avvelenamento della scorsa settimana - prosegue Candotti - purtroppo non e' isolato rispetto agli ultimi anni, visto che sono 6 gli orsi avvelenati e uno ucciso con i lacci. E questi numeri riguardano solo gli individui ritrovati. Finora, quindi, dobbiamo registrare l'incapacita' degli Enti nella gestione della specie. Il Wwf, che sull'orso negli anni scorsi ha lanciato iniziative per richiamare l'attenzione, come la Marcia per l'orso e i campi per il recupero degli alberi da frutta con i volontari, rilancia per l'ennesima volta le proposte operative gia' presentate negli anni passati e rimaste largamente inascoltate. Ora questa strage pone tutti davanti alle proprie responsabilita' e al reale rischio dell'estinzione della popolazione appenninica di orso bruno.
L'estinzione e' per sempre e il Wwf valutera' tra sei mesi la reale volonta' degli Enti di evitare questa catastrofe per la fauna'.
'Per quanto riguarda il bracconaggio - ha dichiarato Dante Caserta, presidente del Wwf Abruzzo - si tratta di varare alcune norme, sia nazionali che regionali, che prevedano un giro di vite per la compravendita, il possesso e l'uso di pesticidi e altri veleni che potenzialmente possono essere utilizzati per uccidere la fauna. La norma dovrebbe prevedere anche misure preventive, tra cui, ad esempio, il divieto di pascolo e caccia nelle aree in cui si siano verificati atti di bracconaggio con lacci e veleni. Cio' non solo per reprimere ma anche per aumentare l'interesse delle categorie comunque presenti sul territorio ad esercitare quel controllo diffuso utile alla prevenzione'. Per salvaguardare l'orso, e' stato proposto anche di impiegare i fondi europei destinati all'agricoltura. In primo luogo il Wwf chiede l'attivazione delle cosiddette 'indennita' per i siti di interesse comunitario'. Milioni di euro che possono andare ad agricoltori e comunita' nelle aree in cui sia accertata la presenza della specie, un premio che possa decadere in caso di scomparsa della specie. Poi risorse destinate alla prevenzione dei danni da fauna selvatica come recinti elettrificati e altri dissuasori da distribuire agli agricoltori. Si richiede di attivare le misure dei Piani di sviluppo rurale 2007-2013 relative agli interventi agroambientali, e cioe', i fondi destinati agli agricoltori per coltivazioni a perdere e recupero dei frutteti montani abbandonati. Purtroppo per attivare tali misure l'Unione Europea pretende l' adozione dei Piani di gestione dei siti Sic e su questo aspetto le regioni italiane e in particolare la Regione Abruzzo sono molto indietro.
Per quanto concerne la sorveglianza del territorio, le proposte esposte durante la conferenza stampa riguardano la dotazione dei Corpi di sorveglianza di adeguati mezzi per il controllo del territorio (telecontrollo, indagini specialistiche preventive, monitoraggio dei fenomeni in atto) e la richiesta di concentrare gli uomini sui servizi antibracconaggio sollevandoli da incarichi che poco o nulla hanno a che fare rispetto ai principali obiettivi previsti per i corpi di polizia ambientale. Si chiede anche l'adozione di precisi indicatori sui livelli di efficienza/efficacia raggiunti dalla sorveglianza, come, ad esempio, la quantificazione dei servizi notturni, il numero di verbali e denunce elevati, il numero d'uscite a piedi sul territorio e di appostamenti effettuati ecc.
Anche l'attivita' venatoria - a giudizio delle due associazioni - puo' avere un impatto notevole, soprattutto per quanto riguarda il disturbo in un periodo delicato come quello autunnale che precede il letargo. Poco prima di questa strage gli attivisti del Wwf sono stati testimoni, proprio a Gioa dei Marsi, del disturbo che tale attivita' stava causando all'orso, soprattutto connessa alla caccia al cinghiale. Il Wwf ricorda che negli anni '80 diversi orsi morirono a causa di errori durante le braccate, condotte con decine di cani lanciati per stanare i cinghiali con cacciatori al seguito. Si ritiene fondamentale - a parere delle due organizzazioni - istituire le aree contigue ai parchi appenninici, come previsto dalla legge quadro sulle Aree protette addirittura fin dal 1991, dove limitare l'attivita' venatoria solo ai residenti, vietare temporaneamente la caccia nelle aree di accertata presenza della specie e attuare il divieto di braccata nelle aree sensibili. Il Wwf ritiene che sia oramai irrinunciabile che il nostro governo promuova una legge nazionale che normi con puntuale attenzione la commercializzazione e l'uso delle sostanze che possono rappresentare dei potenziali veleni.
Le indagini restano riservate. Il territorio del Pnalm è sotto l’occhio attento di agenti anche in borghese. Il Corpo forestale è stato rafforzato. I controlli proseguono anche di notte. L’associazione allevatori di Pescasseroli aspetta di vedere il volto del colpevole per poter gridare a gran voce che «non abbiamo mai visto l’orso come un nemico da abbattere. Anzi siamo noi i guardiani del territorio, conviviamo da sempre con gli animali del parco e ogni anno mettiamo in preventivo il bestiame da destinare alla fauna protetta». È fragile in questo momento il Pnalm e il crudele nemico della natura con il suo gesto ha voluto dimostrare quanto fosse vulnerabile. E probabilmente non avrà nessun tornaconto, se non quello di aver colpito un sistema a lui scomodo. Il direttore Aldo di Benedetto ha precisato che le sue dichiarazioni «se la vuole il Ministro la porti lui in qualche suo ufficio» relative alla questione dell’addetto stampa, sono state a lui attribuite, ma pronunciate da altri. Intorno alla vicenda si è alzato un polverone. Di Benedetto chiede di abbassare i toni poiché il Pnalm ora ha bisogno di tranquillità.