di MARCELLO IANNI
Lo chiamavano “Sebastiano”, un incrocio di pastore abruzzese maschio di giovane età, ed era diventato la mascotte di via dei Giardini ma non ci fu nessuna esitazione nel prenderlo con lacci e fruste e farlo morire dopo una serie di maltrattamenti.
Un episodio increscioso che aveva fatto infuriare non solo molti cittadini che amavano la bestia, ma anche le associazioni animaliste (Lav, Leal ed Animalisti italiani) le quali avevano deciso di andare in fondo alla triste vicenda. Ora per quell’episodio, accaduto nell’agosto dello scorso anno, il pm Tullia Monteleone ha chiesto il rinvio a giudizio di Saverio Flamini (dirigente veterinario della Asl) nonché di Claudio Ascaride e Paolo Alessandri (ausiliari in servizio presso la stessa Asl) perché «agendo di comune accordo, in violazione dei doveri inerenti il pubblico servizio, procedevano alla cattura del cane randagio, utilizzando metodi e sistemi di coercizione estremamente violenti e inadeguati per mancanza di necessità, da provocare all’animale gravi lesioni».
Cristiana Graziani del Gruppo regionale dei Verdi, veterinario, testimone dell’episodio, denunciante e parte offesa (la Asl Veterinaria aveva avviato azioni legali contro di lei) ha ricordato che “Sebastiano” fu prelevato in ottima salute dagli operatori senza mai arrivare nella struttura che lo avrebbe dovuto accogliere. Insieme ad altri animalisti, la Graziani trovò il randagio in una pozza di sangue all’interno della cella frigorifera del servizio Veterinario della Asl. Richiamandosi al nuovo codice deontologico dei medici veterinari, Cristiana Graziani ha auspicato immediati provvedimenti disciplinari previsti per legge ed eventualmente anche il sollevamento dall’incarico ricoperto dai tre indagati. Inoltre insieme alle altre associazioni animaliste, è stato chiesto alle autorità competenti di chiarire eventuali responsabilità anche della dirigenza del servizio veterinario, dipartimento di prevenzione «il cui operato è già oggetto di una condanna. Infatti due medici veterinari (Pierluigi Imperiale e Mauro Ponziani) sono stati condannati nel marzo di quest’anno a due mesi di reclusione per aver soppresso senza necessità, 9 cuccioli di cane». Infine un invito è stato rivolto al direttore generale della Asl, Roberto Marzetti a prendere posizione sulla vicenda, come più volte annunciato.