PESCARA — Al giorno d’oggi anche l’orso è viziato. Per quel suo musetto simpatico è diventato immediatamente l’eroe delle fantasie dei più piccini. Ma le sue incursioni notturne nei pollai e negli stazzi in cerca di cibo, lo hanno, altrettanto velocemente, trasformato nel protagonista di alcuni dei peggiori incubi dei più grandi. Allevatori e contadini che in alcuni casi hanno scatenato la propria furia barbarica e, imbracciando un fucile, hanno fatto fuoco, mettendolo in fuga o addirittura uccidendolo. Sul binomio galvanizzato da chi vuole difendere il plantigrado e chi l’accusa di mandare in frantumi il proprio lavoro, si sta scantenando un vero e proprio dibattito. Ma tutto dipenderebbe dal fatto che anche gli orsi sarebbero diventati viziati. Colpa, chiaramente dell’uomo che sta cercando di antropizzare in maniera incontrollata l’ecosistema, deviando anche i costumi di chi l’abita. Di questo ne è certo Franco Tassi, ex direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo ed esperto in materia. «L’orso è un animale molto ghiotto e individualista - spiega -: se s'incapriccia d'un cibo o d'un sapore, continuerà poi a ricercarlo e mamma orsa trasmetterà immancabilmente questo comportamento ai suoi cuccioli. Animali che avevano sempre evitato e fuggito l'uomo, diventano, come dicono gli americani , "spoiled", vale a dire "viziati" o "deviati"». Le soluzioni proposte sono delle più svariate: dalle barriere di protezione con impulsi elettrici ai dissuasori, ma rieducare un orso viziato è un’impresa ardua. «In Abruzzo - continua Tassi - sembra infatti che alcuni ricercatori, all'insaputa del parco, abbiano cercato di attirare gli orsi con esche a base di pollame e pesce. L'effetto è stato disastroso: i plantigradi sono entrati nei villaggi alla ricerca di polli, invadendo i pollai accuditi dalla gente più anziana». Così lo spavento ha scatenato la barbarie: qualcuno ha anche fatto fuoco. «La strategia di offrire cibo in luoghi idonei, da tenere assolutamente segreti, venne attuata dal Parco in modo efficace negli anni Ottanta - spiega Tassi -. Furono allora costituiti ampi punti di alimentazione, a base di carne e di frutta e si prescelsero i siti più remoti, frequentati da femmine in età riproduttiva o già accompagnate da cuccioli, arrivando a trasportarvi il cibo con l'elicottero». Così l'orso si nutriva senza modificare l'antica dieta, ma senza essere costretto a discendere le valli. Quel progetto creò animali più tranquilli, più numerosi, non costretti a compiere incursioni nei paesi. Ma oggi, dice Tassi, la strategia del Parco è di molto cambiata: «È stata sospesa la campagna alimentare, abolita l'Operazione Arma Bianca che offriva ai pastori ottimi cani da guardia abruzzesi, soppressa la sorveglianza in alta quota. Dal 2002 a oggi ho calcolato che gli individui uccisi sarebbero stati, soltanto nel primo biennio, circa una ventina».