Lo chiamavano “Sebastiano”, un incrocio
di pastore abruzzese maschio di giovane
età, ed era diventato la mascotte di via
dei Giardini, ma non ci fu nessuna
esitazione nel prenderlo con lacci e
fruste e farlo morire dopo una serie di
maltrattamenti. Il caso, che aveva fatto
infuriare nel luglio di due anni fa le
associazioni animaliste, è “approdato”
ieri in sede dibattimentale davanti al
Tribunale. Gli imputati sono Saverio
Flamini (dirigente veterinario della
Asl), Claudio Ascaride e Paolo
Alessandri (ausiliari in servizio nella
stessa Asl). Il processo si è aperto con
la costituzione di parte civile da parte
di sette associazioni animaliste, alla
quale s’è opposto il difensore degli
imputati. Il processo è stato aggiornato
il 26 maggio, data in cui il giudice
dovrà decidere se ammettere le parti
civili al processo. Il via all’inchiesta
era stata dato da Cristina Graziani, del
gruppo regionale dei Verdi, veterinario,
testimone dell’episodio. La Graziani
aveva rinvenuto il cane (prelevato in
ottima salute) in una pozza di sangue
all’interno della cella frigorifera del
servizio Veterinario della Asl.
M.I.