L'AQUILA - La morte del cane
randagio "Sebastiano" avvenuta in
circostanze ancora tutte da chiarire
deve avere lasciato il segno negli
animalisti. Al punto che ieri, nel
processo a carico dei tre operatori del
servizio veterinario della ASL, ci sono
state costituzioni di parte civile di
ben sette associazioni animaliste alcune
delle quali provenienti da fuori
Abruzzo. Tra le sigle intervenute per
partecipare al processo la LEAL, LAV,
Animalisti Italiani, Lida e altre
ancora. Sono stati chiesti risarcimenti
dei danni che dovranno essere
quantificati dal giudice in caso di
condanna. Sotto processo, con accuse
tutte da dimostrare, ci sono il
dirigente veterinario della Asl Saverio
Flamini e un ausiliario Paolo Alessandri,
per i quali è contestato l'articolo 544
del codice penale, ovvero il
maltrattamento agli animali che ha avuto
la morte come conseguenza. I difensori
degli imputati, Ernesto Venta e Ulderico
Persichetti, hanno chiesto un termine
per esaminare quelle costituzioni ed
eventualmente contestarle in occasione
della prossima udienza che il giudice
Giuseppe Romano Gargarella ha fissato
per il 26 maggio.
Secondo le accuse i due imputati dopo
aver catturato il cane randagio
avrebbero poi usato dei metodi e sistemi
di coercizione estremamente violenti
senza che ve ne fosse necessità. In tal
modo sarebbero state provocate delle
lesioni talmente gravi da causare la
morte dell'animale. Ci sarebbero state
delle emorragie interne in seguito ai
traumi. Tutte circostanze che sono state
negate dalla difesa e sulle quali
sarà il giudice a valutare. Il rinvio a
giudizio dei due dipendenti della Asl
sono la conseguenza delle denunce che
gli animalisti presentarono alla
procura. Un caso che, al momento della
morte del cane ha provocato delle
polemiche molto accese. E visto il
tenore delle costituzioni di parte
civile non sembrano essersi sopite.
Gli animalisti, in difesa del cane
randagio morto, avviarono nel 2006 una
campagna di stampa che ebbe toni alti
quando l'esito degli esame necroscopico
fatto dall'Istituto Zooprofilattico di
Teramo confermò (secondo l'accusa) che
le ferite mortali sarebbero state una
conseguenza del trattamento dopo
la cattura. Un consigliere chiese, con
una interpellanza, che lo stesso Comune
dell'Aquila facesse quanto possibile per
conoscere la verità sulla morte del cane
(g.g.)