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 NEWS ANNO 2008

IL CENTRO

Morte del cane "Sebastiano". Processo per il randagio ucciso.
Sette associazioni animaliste parte civile contro gli imputati. 
Prossima udienza il 26 maggio.

 

L'AQUILA - La  morte del cane randagio "Sebastiano" avvenuta in circostanze ancora tutte da chiarire deve avere  lasciato il segno negli animalisti. Al punto che ieri, nel processo a carico dei tre operatori del servizio veterinario della ASL, ci sono state costituzioni di parte civile di ben sette associazioni animaliste alcune delle quali provenienti da fuori Abruzzo. Tra le sigle intervenute per partecipare al processo la LEAL, LAV, Animalisti Italiani, Lida e altre ancora. Sono stati chiesti risarcimenti dei danni che dovranno essere quantificati dal giudice in caso di condanna. Sotto processo, con accuse tutte da dimostrare, ci sono il dirigente veterinario della Asl Saverio Flamini e un ausiliario Paolo Alessandri, per i quali è contestato l'articolo 544 del codice penale, ovvero il maltrattamento agli animali che ha avuto la morte come conseguenza. I difensori degli imputati, Ernesto Venta e Ulderico Persichetti, hanno chiesto un termine per esaminare quelle costituzioni ed eventualmente contestarle in occasione della prossima udienza che il giudice Giuseppe Romano Gargarella ha fissato per il 26 maggio.
Secondo le accuse i due imputati dopo aver catturato il cane randagio avrebbero poi usato dei metodi e sistemi di coercizione estremamente violenti senza che ve ne fosse necessità. In tal modo sarebbero state provocate delle lesioni talmente gravi da causare la morte dell'animale. Ci sarebbero state delle emorragie interne in seguito ai traumi. Tutte circostanze che sono state negate dalla difesa  e sulle quali sarà il giudice a valutare. Il rinvio a giudizio dei due dipendenti della Asl sono la conseguenza delle denunce che gli animalisti presentarono alla procura. Un caso che, al momento della morte del cane ha provocato delle polemiche molto accese. E visto il tenore delle costituzioni di parte civile non sembrano essersi sopite.
Gli animalisti, in difesa del cane randagio morto, avviarono nel 2006 una campagna di stampa che ebbe toni alti quando l'esito degli esame necroscopico fatto dall'Istituto Zooprofilattico di Teramo confermò (secondo l'accusa) che le ferite mortali sarebbero state una conseguenza  del trattamento dopo la cattura. Un consigliere chiese, con una interpellanza, che lo stesso Comune dell'Aquila facesse quanto possibile per conoscere la verità sulla morte del cane (g.g.)

 


 

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08 aprile 2008