L’AQUILA. Finisce con una assoluzione
con formula piena il processo a carico
di un veterinario della Asl, Saverio
Flamini e di un ausiliario, Paolo
Alessandri, accusati di avere provocato
la morte del cane «Sebastiano». Una
vicenda che quando venne alla luce poco
più di un anno fa, dopo una denuncia
degli animalisti che accusavano i due
dipendenti della Asl di averlo ucciso,
divenne un caso nazionale. Al punto che
ne parlò anche «Striscia la notizia» e
finì sulle pagine dei principali
quotidiani nazionali. Secondo le accuse
i due, imputati del reato di uccisione
di animali, avrebbero percosso il cane
randagio dopo la cattura utilizzando dei
metodi violenti al punto da provocare
delle gravi lesioni che ne causarono la
morte. Più in particolare queste
percosse avrebbero causato, secondo
l’accusa, delle lesioni traumatiche
rendendo inevitabili delle emorragie che
segnarono il destino del cane randagio.
La morte, dunque, sarebbe avvenuta
all’interno del mezzo adoperato per
trasportare il cane accalappiato dai due
addetti della Asl. Ieri sono stati
ascoltati due testimoni, due donne tra
cui una minorenne, che hanno dichiarato
di avere assistito alla cattura del
cane, fatta forse in maniera molto
energica, ma hanno negato entrambi di
avere visto picchiare l’animale. Si è
trattato di testimonianze che, molto
probabilmente, hanno fatto pendere l’ago
della bilancia dalle parte della difesa.
Nel corso del processo gli avvocati
Massimiliano Venta, Ernesto Venta e
Ulderico Persichetti hanno portato
avanti delle argomentazioni ulteriori
che hanno convinto il giudice unico
Giuseppe Romano Gargarella a ritenere
innocenti i loro assistiti «perchè il
fatto non sussiste». Un sentenza che ha
deluso gli animalisti presenti in
udienza che si erano costituiti parte
civile. Il direttore del servizio
sanitario della Asl, Pierluigi Imperiale
esprime in una nota «soddisfazione per
l’esito del processo. La morte di
Sebastiano è stato un episodio
strumentalizzato da alcuni animalisti.
Il servizio veterinario proseguirà a
lavorare per il controllo del randagismo
con il massimo impegno pur nella carenza
di personale». Un altro imputato,
infine, è deceduto nelle more del
giudizio ma l’assoluzione vale anche per
lui. (g.g.)