Cinquecentosettantasei
capi in Abruzzo sono,
infatti, risultati
positivi all'anemia
infettiva equina: un
dato significativo che
ha spinto il governo
regionale a intervenire
con un provvedimento che
prevede il risarcimento
economico per la
macellazione degli
animali risultati
positivi alla malattia:
questo avverrà grazie al
piano che individua
interventi a sostegno
delle aziende
zootecniche a seguito di
emergenze sanitarie e
veterinarie. Gli
allevatori, che
aderiscono al piano di
risanamento, potranno
ottenere un risarcimento
di 30 euro a capo, per
un massimo di quattro
mesi, dopo i quali
scatta l'obbligo della
macellazione anche se il
rimborso potrà essere
chiesto per il mancato
guadagno a causa della
indisponibilità
dell'animale. In Abruzzo
si sta diffondendo
questa malattia virale,
che comunque - come ha
specificato l'assessore
Verticelli ieri in
conferenza stampa - non
è assolutamente
trasmissibile all'uomo,
ma rimane un «danno
serio» per gli
allevatori, in quanto
l'animale infetto non
riesce più ad assicurare
il lavoro. Un
provvedimento unico in
Italia poiché non tiene
conto solo del danno in
sé per sé con la
malattia dell'animale,
ma anche del mancato
reddito per
l'allevatore. Ed è
proprio per questro che
la Regione vuole
spronare le aziende ad
abbattere i capi infetti
sia per evitare
ulteriori contagi sia
per rendere costante lo
standard di rendimento
aziendale acquistandone
di nuovi. Nel corso
della conferenza stampa
sono stati resi noti i
dati, presenti nella
banca nazionale
dell'anagrafe nazionale
zootecnica, dai quali
emerge che in Abruzzo
sono presenti 2.161
allevamenti equini, di
cui 1.368 da
diporto-ippico-sportivo
e 208 da riproduzione. I
dati Istat del
censimento generale
dell'agricoltura
confermano il numero
delle aziende con equini
e rivelano la presenza
sul territorio regionale
di 8.436 capi, di cui
ben 7.289 localizzati in
zone di montagna. FedRo


