di MARCELLO IANNI
L’avevano visto
molti quel povero
cane, chiuso dentro
una stanza,
sdraiato. Se ne
stava li, quasi
immobile, in una
cuccia non scelta da
lui: non comoda, non
accogliente. Era una
prigione, la
prigione dove è
rimasto per giorni e
giorni fino alla
morte, sopraggiunta
per fame e sete, per
i lunghi stenti e le
sofferenze
sopportate. Il suo
padrone, S.D., 23
anni di Cagnano
Amiterno, ha pensato
bene anche di
disfarsene
gettandolo in un
fosso come fosse un
rottame, pensando
che mai nessuno lo
avrebbe in qualche
modo perseguito. E
invece si sbagliava
perché i Carabinieri
della stazione di
Cagnano Amiterno,
diretti dal
maresciallo Aldo
Perrotta, lo hanno
denunciato per
maltrattamento e
uccisione dolosa di
animale.
Durante alcuni
controlli sul
territorio, sono
stati proprio i
militari a trovare
la carcassa
dell’animale nelle
vicinanze di una
strada di montagna,
sempre nel Comune
cagnanese.
Trattandosi di un
cane di razza e il
fatto che era stato
abbandonato in quel
modo ha fatto
sorgere dubbi che
hanno portato i
Carabinieri ad
affidare la carcassa
dell’animale al
servizio Veterinario
della Asl
dell’Aquila e
successivamente
all’Istituto
zooprofilattico di
Teramo per le
analisi. I risultati
delle stesse e le
successive
testimonianze
raccolte di alcune
persone che
conoscevano il
padrone della bestia
hanno accertato che
il Rottweiler fosse
morto di stenti.
Motivo che ha
portato i militari
dell’Arma a
contestare al
giovane le accuse di
maltrattamenti e
uccisione di
animale.


