Roma - La terra che trema rischia di
dare il colpo di grazia, oltre che alle
vecchie abitazioni, alle speranze dei
pastori abruzzesi custodi di un mestiere
antico ricco di tradizione che consente
la salvaguardia di razze in via di
estinzione a vantaggio della
biodiversità del territorio. E’ la
Coldiretti a lanciare l’allarme sugli
effetti di un sisma che ha infierito
anche su quanti svolgono questo lavoro
difficile e pieno di sacrifici in una
regione particolarmente apprezzata per
la qualità delle produzioni di carne e
formaggi di pecora. “E’ la mancanza di
opportunità economiche - sostiene la
Coldiretti - che fa abbandonare questa
attività. Camminare lungo la via della
transumanza e’ scomodo e ci sono tanti
ostacoli burocratici negli spostamenti.
Se poi l’attività non rende, non vale la
pena andare avanti’. Con il terremoto,
adesso, sono crollate strutture di
ricovero per gli animali e le materie
prime e molti animali sono morti.
Inoltre anche la transumanza risente di
tutta questa concitazione negli
spostamenti di mezzi e persone dovuta ai
soccorsi, che rende difficile in questo
momento spostare le greggi, per non
parlare delle conseguenze “psicologiche”
che le scosse sismiche producono anche
sugli animali. Inoltre, il terremoto ha
allontanato i turisti e ridotto le
spedizioni verso le grandi città come
Roma dove storicamente vengono
acquistati agnelli abruzzesi considerati
di grande qualità. La Coldiretti si e’
subito attivata attraverso la propria
unità di crisi per sostenere gli
allevatori di pecore nella difficile
realtà. Servono subito alimenti per il
bestiame, mezzi tecnici per trasportare
gli animali e agevolazioni nelle
procedure di macellazione e
commercializzazione. Ma occorre anche
ricreare una prospettiva economica,
puntando sulla valorizzazione di
produzioni, quali la carne ovina e
caprina e i formaggi, che devono essere
fatti conoscere al consumatore e
remunerati adeguatamente. E’ proprio per
dare una mano ai pastori in crisi e per
difendere il prodotto tipico che la
Coldiretti si batte da tempo per
l’obbligo di indicare in etichetta
l’origine dei formaggi e della carne di
agnello al apri di quanto avviene per
quella bovina e di pollo. La metà della
carne di agnello in vendita durante il
periodo pasquale rischia di essere
importata, soprattutto dai paesi
dell’est, all’insaputa dei consumatori e
spacciata - denuncia la Coldiretti -
come Made in Italy. Si stima che la
carne di agnello viene servita quasi in
una tavola su tre tra quelle imbandite
per il tradizionale pranzo di Pasqua,
che rappresenta un appuntamento
determinante per la sopravvivenza dei
pastori poiché - sottolinea la
Coldiretti - in occasione di questa
festività si acquista quasi la metà
degli 1,6 chili di carne di agnello sono
in media consumati in un anno da ogni
italiano. Nelle zone colpite, nonostante
le difficoltà organizzative e
logistiche, la Coldiretti in
collaborazione con L’Assessorato
all’agricoltura dell’Abruzzo, sta
lavorando nella definizione delle
modalità di raccolta, macellazione e
trasporto logistico per fare arrivare la
carne nei campi allestiti dopo il sisma,
ma anche per garantire ai pastori un
prezzo equo importante per evitare che
si verifichino sul mercato speculazioni
al ribasso nei compensi riconosciuti
negli allevamenti a causa delle
difficoltà provocate dal terremoto.