Tra i motivi di richiamo si sta ponendo
l’accento su paesaggi incontaminati e di
grande bellezza, su una fauna
eccezionale, come l’aquila reale,
l’avvoltoio grifone, il camoscio
d’Abruzzo e l’orso marsicano, su grandi
territori che ancora conservano il
fascino di una natura selvaggia ed
incontaminata, invitando turisti ed
escursionisti a venire in Abruzzo per
godere di esperienze stimolanti ed
indimenticabili.
La Lipu (Lega italiana per la protezione
degli uccelli) però mette in guardia su
un problema che, se non affrontato,
rischia di mettere a repentaglio questa
immagine dell’Abruzzo incontaminato, che
pure è una delle risorse che possono far
risalire la china alla Regione.
E questa minaccia sono le centrali
eoliche, che costituirebbero «di gran
lunga la principale minaccia al
paesaggio ed a molte specie di animali
selvatici. E’ parere di gran parte degli
ornitologi – denuncia la Lipu – che se
si realizzasse anche solo parte delle
centrali eoliche in fase di
progettazione sull’Appennino, entro
pochi anni scomparirebbero diverse
specie di uccelli, fra cui l’aquila
reale, il grifone ed il nibbio reale,
tutte specie a rischio».
Le centrali eoliche comprometterebbero
definitivamente paesaggi ed ecosistemi
già messi in crisi dall’incuria e dalla
sempre maggiore presenza umana,
sostituendoli con «selve di gigantesche
torri metalliche alte fino a 150 metri
più le relative pale, anche esse lunghe
diverse decine di metri, dove spesso
vanno a schiantarsi gli uccelli».
La Lipu attribuisce questa
prolificazione senza tregua dell’eolico
agli alti incentivi pubblici, fra i più
alti al mondo, e dalla
deregolamentazione urbanistica che ne
favorisce l’insediamento.
«Le prospettive per il nostro paesaggio
e la nostra natura, e di riflesso per i
valori che costituiscono la materia
prima per il rilancio di un turismo
importante e quindi della nostra
economia – continua la Lipu - sono,
stando così le cose, a dir poco
tragiche, tra l’altro in cambio di ben
poco visto che è ben noto che l’energia
prodotta da centrali eoliche in Italia
non può certo dare un contributo
significativo».
La richiesta dell’associazione è di
individuare a livello regionale aree di
scarso valore paesistico ed ambientale,
escludendo il resto del territorio
regionale, stabilendo anche un tetto sui
megawatt che si potranno produrre in
regione con l’eolico e sospendendo nel
frattempo l’autorizzazione di nuovi
progetti e bloccare quelli già
approvati.
«Solo così l’Abruzzo – conclude la Lipu
- potrà sfruttare adeguatamente sotto il
profilo dell’immenso “capitale”
turistico i propri paesaggi, i propri
ambienti e la propria fauna, con
benefici economici sicuramente assai
maggiori per la propria collettività di
quanti se ne ricaverebbero lasciando che
l’industria delle centrali eoliche
invada gran parte del suo territorio,
con il vantaggio di pochi e il danno per
molti».