Loretta Montenero
PESCASSEROLI (AQ). Sono arrivati da Roma
e anche dalla vicina Avezzano i fan
della famigliola di orsi che da giorni
si mostra all’Acquaventilata di
Pescasseroli. Il gruppo di spettatori
aumenta sempre di più. Fotografi,
appassionati, naturalisti: tutti
parcheggiati lungo la Provinciale per
ammirare mamma orsa con i suoi due
piccoli ruzzolare nella radura. Dante
Corsetti, appena appresa la notizia, è
partito da Frosinone. Ma non è troppo
ottimista: «Sono tre anni che provo ma
non sono mai riuscito a vedere un orso».
E infatti, la famigliola di plantigradi,
dopo cinque uscite consecutive, ieri si
è fatta solo desiderare, senza apparire.
L’ultima volta li hanno visti il giorno
prima, verso le quattro del pomeriggio.
«Ma è stato un attimo», racconta Mario
di Avezzano, «dal sentiero è sbucato un
fuoristrada, si sono spaventati e sono
rientrati nel bosco. Non credo che si
faranno rivedere per il momento». Nella
località Acquaventilata si sta ricreando
quasi una atmosfera da salotto. Gli
appassionati giungono alla spicciolata
verso le 5 del pomeriggio e fino alle 7
è tutto un passaparola, uno scambio di
informazioni, opinioni. Si parla di
tecnica fotografica con Giancarlo
Mancori , giunto da Grottaferrata appena
ha saputo della famigliola a spasso per
le radure. Sono due giorni che pianta
sul cavalletto la sua reflex, ma non è
ancora riuscito a vederli. «Resto ancora
domani», dice. Al suo fianco Mario ,
ragazzo di Pescasseroli, racconta di
aver visto la famigliola per ben tre
volte. «Sbucano da quella radura
laggiù», e indica un angolo ai margini
del bosco, un corridoio semiascosto tra
gli alberi che si apre sul prato di
fronte a noi. «La prima volta che li ho
visti», riprende, «sono stati i cuccioli
a uscire per primi, poi è arrivata la
mamma e dopo un po’ sono risaliti nel
bosco». Arriva con tanta voglia di
vedere gli orsi anche Niccolò , sei
anni, arrivato con i genitori da Roma a
prendere posto sugli “spalti”. C’è un
gurdiaparco in pensione, Francesco
Tudini . «Nella mia esperienza di lavoro
non mi è mai capitato di vedere un orso
claudicante», racconta Tudini, che
ricorda la strage del 1982, «otto orsi
finirono nelle trappole dei bracconieri.
Tutti presi al laccio». Ripercorrendo la
storia degli orsi, Tudini insiste sulla
«necessità di attivare la campagna
alimentare su tutto il territorio. Prima
i terreni erano seminati e gli animali
avevano da mangiare, stavano in mezzo
alla gente e secondo me, riseminare i
terreni è anche un ottimo aiuto per
censirli. Un anno, in un campo contammo
undici esemplari diversi grazie alla
rilevazione delle impronte». Intanto,
al gruppo si aggiungo Marina e Alberto
di Roma, poi arrivano da Avezzano le
sorelle Paola e Antonella con la
famiglia. La prima abitava all’Aquila e
la seconda ci lavorava. «Veniamo spesso
al Parco», sottolinea Antonella, «adesso
siamo venuti anche per distrarci un po’
con gli animali». Mentre si aspetta
sfreccia un gruppo di rombanti
motociclisti. E il gruppo in attesa
degli orsi si chiede: «Perché non si
impone il limite di 40 chilometri
all’ora su questo tratto?».