IL CASO. ROMA.
L'onorevole Gianni
Mancuso (Pdl),
veterinario di
Novara, ha
presentato
un’interrogazione al
Ministro della
Salute per segnalare
l’ennesimo esempio
di canile “lager”.
Questa volta
riguarda la nostra
regione: centro
cinofilo del Fucino
a Collelongo.
IL LEGALE DEL
CANILE:«GROSSOLANE
INESATTEZZE»
E’ ormai il cavallo
di battaglia
dell’onorevole
Mancuso, quello di
segnalare
sistematicamente
all'opinione
pubblica nazionale i
più noti e più
antichi canili lager
di cui viene a
conoscenza.
Dopo Cicerale in
provincia di
Salerno, adesso
quello di Collelongo
che ha definito «uno
degli esempi più
alti di
maltrattamento e di
mala gestione di
strutture dedicate
ai cani randagi».
«Il canile di
Collelongo andrebbe
raso al suolo e
posta una lapide a
ricordo delle
centinaia di cani
ivi maltrattati e
morti», si legge in
una nota del
parlamentare-vetererinario.
L’onorevole ha usato
parole durissime per
denunciare il
silenzio e
l’immobilità degli
amministratori
locali (Regione,
Comune ed Asl):
«vengono segnalati
atteggiamenti
accondiscendenti da
parte dei
rappresentanti delle
istituzioni locali
che sono preposte ai
controlli».
Le molte
segnalazioni, giunte
all’onorevole, hanno
raccontato di un
canile da film
horror: cani stipati
a gruppi di 10-15 in
ogni box, magri,
emaciati, tremanti,
con evidenze di
malattie cutanee,
scarsità di cibo e
difficoltà per
l’accesso all’acqua,
nei box esterni le
temperature
invernali scendono
di molto sotto lo
zero.
Nella struttura
opererebbero due
società: il “Centro
Cinofilo del Fucino”
e la “Comar Farm
Casaline S.r.l.”.
Si legge
nell’interrogazione
di Mancuso:
«entrambe le società
hanno sottoscritto
numerose convenzioni
con alcuni Comuni
abruzzesi e delle
Regioni limitrofe a
prezzi irrisori».
In passato volontari
di associazioni
animaliste sono
stati aggrediti,
come ha raccontato
Mancuso, nei pressi
dell’entrata della
struttura e
un’associazione
avrebbe presentato
un esposto alla
Procura della
Repubblica.
Con l’interrogazione
l’onorevole ha
chiesto una verifica
da parte del Governo
su tutta l’attività
connessa con quanto
previsto dalla L.
281/91 che prevede
cattura,
identificazione,
cure,
sterilizzazione ed
adozione per ogni
cane randagio
vivente nel
territorio di
competenza, in
particolare di
accertare competenze
di Asl locale e
Comune.
IL LEGALE DEL
CANILE:«GROSSOLANE
INESATTEZZE»
«L’istituto
dell’interrogazione
parlamentare,
previsto dal nostro
ordinamento per
consentire ai
deputati ed ai
senatori di
conoscere quale è la
posizione del
Governo rispetto a
situazioni di
particolare
interesse, urgenza o
gravità, spesso
viene, però,
utilizzato dai
nostri
rappresentanti
politici per
rivolgere accuse
gravi e diffamanti
contro onesti
cittadini, al solo
scopo, ahimè,
propagandistico».
Inizia così una
lunga replica
dell’avvocato
Leonardo Casciere
che si scaglia
contro quelle che
definisce
«inesattezze»
dell’onorevole
Mancuso contenute
nella sua
interrogazione
(«informazioni non
verificate»).
L’avvocato Casciere
poi ripercorre tutta
la vicenda ed
illustra alcuni
particolari.
La storia che
interessa il Centro
cinofilo del Fucino
ha inizio –secondo
il legale- quando
vengono trasferiti
nella predetta
struttura, cani
precedentemente
ospitati dal Canile
La Fattoria di Tobia
di Palestrina.
«I rappresentanti
dell’ Ass. Canili
Lazio – onlus»,
spiega, «in
particolar modo il
presidente, Dott.ssa
Maria Cristina
Salvucci, ritenendo
che dal
trasferimento non
sarebbe stata
garantita agli
animali l’assistenza
sanitaria minima e
che la struttura di
Collelongo non
avrebbe potuto
accogliere altri
cani, perché
sovraffollata,
dapprima, chiedeva
alla Asl n. 1 di
Avezzano di
acquisire tutta una
serie di documenti
relativi alla
struttura di
Collelongo, e poi,
il 21.02.2009,
telefonava al Dott.
Nicola Pisegna
Orlando,
responsabile del
Servizio
veterinario,
dicendogli
testualmente “ C’è
un cane sventrato
nel canile di Pino
Corsi, chiama i NAS
e di loro di
intervenire ad horas”.
Sia i NAS che la ASL
di Avezzano e
Sulmona, nella
stessa giornata,
hanno proceduto ad
effettuare
un’ispezione
igienico-sanitaria,
con esito altamente
positivo.
Dall’accertamento
compiuto dai Nas, si
legge a chiare
lettere che in ogni
box il numero di
animali presenti era
inferiore a dieci
unità, e non
superiore a
quindici, come,
invece, è stato
riferito dall’on.
Mancuso. In ogni box
sono stati poi
rinvenuti
contenitori
riforniti di acqua e
cibo. Il personale
sanitario ha poi
evidenziato che gli
animali non
presentavano
problematiche né di
nutrizione né di
maltrattamento,
altro aspetto,
questo, che è in
contrasto con quanto
affermato dall’on.
Mancuso, il quale ha
parlato di cani
magri, tremanti, con
evidenze di malattie
cutanee, oltreché di
scarsità di cibo nei
box».
Inoltre, sarebbe
falsa la notizia di
«cane sventrati».
«Difronte ad accuse
così gravi ed
infondate», conclude
Casciere, «non mi
resta, altra
alternativa se non
far proporre querela
nei confronti
dell’On. Mancuso,
con la speranza che
voglia rinunciare
alle guarentigie che
la carica gli offre,
mostrando di essere
uomo con gli
attributi. In caso
contrario lo invito
presso il canile per
accertarsi delle
falsità da lui
denunciate».