Guangdong - C’è un angolo d’inferno, in questo
mondo, del quale si sa poco o nulla. Siamo nel sud
della Cina, al mercato di Baiyun a Guangdong. Qui il
visitatore straniero, per poco sensibile che sia al
mondo animale, non può non venire colto da un
invincibile senso di angoscia.
In questo scenario tipicamente orientale, a suo modo
suggestivo, aleggia qualcosa di inquietante. Non è
la sporcizia a colpire di più, nè la confusione: ci
si accorge piuttosto che si sta camminando in mezzo
a frattaglie, sterco, pozze di sangue, urina e, man
mano che ci s’inoltra, si odono levarsi, in
lontananza, strazianti guaiti. Al vago senso di
oppressione che serra la gola subentra, a questo
punto, la nausea.
E presto si realizza cosa sta succedendo: in gabbie
arrugginite e maleodoranti sono stipati numerosi
cani, i cui musi, zampe, orecchie fanno capolino,
malamente ritorti e aggrovigliati, tra le sbarre,
nel lezzo e nel sudiciume degli escrementi.
Sopraggiunti i clienti, le povere bestiole vengono
portate fuori una ad una: ciò che segue è di una
crudeltà che, a stento, si riesce a descrivere.
Un lavorante, servendosi di una lunga tenaglia,
estrae con violenza, dalla gabbia, la vittima
predestinata, la quale - con il terrore nello
sguardo - accenna a ribellarsi in uno straziante
quanto inutile tentativo di difesa. Un altro
lavorante dà inizio al supplizio, colpendo il cane
ripetute volte in testa con una spranga di ferro,
finché i guaiti della disgraziata creatura si
spengono nel sangue ed essa stramazza al suolo
morta.
Si avvicina un terzo lavorante e comincia, con pochi
gesti rapidi e sicuri, a incidere la pelle
dell’animale, per poi scorticarlo con le sue stesse
mani. Nessuno, di fronte a tanto orrore, potrebbe
mai restare indifferente.
La carne di cane, nel sud della Cina, è una vera e
propria prelibatezza a basso costo. Il cane viene
tradizionalmente considerato dai cinesi un animale
inutile ed anzi dannoso: è costoso tenerlo in casa
(essendo questo uno stupido vezzo occidentale); per
giunta, sarebbe pericoloso per la società ( ecco
allora le campagne di sterminio di cani randagi,
direttamente finanziate dallo Stato).
Articolo tratto da “Universi” della Fondazione
Melchiori Fasan di Padova, presieduta dal Prof.
Michele Pietro Ghezzo

ATTENZIONE: sono immagini VERAMENTE FORTI, ma per
favore, armatevi di coraggio e fazzoletti per le
lacrime, reggetevi forte alla sedia e guardate.
Guardate cosa sono capaci di fare a quei poveri animali... bisogna guardare per sentire ancora di più
la rabbia che scalda il sangue... così avrete il massimo
della forza per lottare.
Gli animaletti (tipo wombat) sono letteralmente sbattuti
a terra, tenuti per le zampe posteriori in modo che
sbattano violentemente il capo.
Dopo il taglio delle zampine vengono scuoiati VIVI. Si
vedono bene i movimenti degli animaletti quando la loro
pelle è ormai quasi completamente staccata dal corpo.

CORRIERE DELLA SERA
18 novembre 2005
Anche cani e gatti macellati per fornire materia
prima all'industria
Volpi e visoni scuoiati vivi per le pellicce
Video-choc dalla Cina: gli animali storditi a
bastonate o sbattuti violentemente a terra. Poi la
loro pelle viene strappata via
MILANO - Morbide al tatto, tanto calde e, secondo
alcuni, belle alla vista. Ma le pellicce che fanno
bella mostra di sè nelle boutique delle grandi città
nascondono spesso una storia di sofferenze e di
violenze contro gli animali che sono serviti per
produrle. Animali non solo allevati e cresciuti con
lo scopo di fornire materia prima all'industria
pellicciera. Ma sottoposti anche a crudeltà e
sevizie. Fino all'estremo della scuoiatura da vivi.
E questo avviene soprattutto in paesi, come la Cina,
dove non esistono troppi controlli sulle modalità di
produzione. Violenze lontane migliaia di chilometri
ma che servono comunque per alimentare anche il
mercato italiano ed europeo.
APPELLO AL GOVERNO - La denuncia arriva dalla Lav,
la Lega antivivisezione, che assieme alla
Swiss Animal Protection e all'associazione East
International ha presentato un filmato-choc
realizzato dagli animalisti svizzeri nel corso di
un'inchiesta in incognito condotta nel 2004 e nel
2005, che testimonia le angherie a cui sono
sottoposti volpi, visoni e decine di altri animali
da pelliccia. Il video è consultabile sul sito
Internet
www.nonlosapevo.com, dove è possibile
sottoscrivere una petizione al governo italiano per
chiedere un bando internazionale all'importazione e
al commercio di pelli e pellicce provenienti dalla
Cina.
PELLICCE DI CANI E GATTI - Le immagini del filmato
sono molto crude e sono l'ennesima prova di come
all'estero non si vada troppo per il sottile nel
recuperare le pelli che poi l'industria provvederà a
trasformare in capi di abbigliamento. A finire sotto
i colpi degli «allevatori» non sono solo i classici
animali da pelliccia, ma anche cani e gatti i cui
mantelli sono spesso utilizzati - senza che
necessariamente venga dichiarato - nella produzione
di vestiario, come documentato anche in un video
proposto dalla Peta, la People fort ethical
treatment of animals (¦
Guarda il video da Peta-tv). Milioni di capi
vengono allevati in condizioni brutali e scuoiati
vivi in Cina (in particolare nelle province di
Shandong, Heilongjiang, Jilin, Hebei), per poi
finire sui mercati internazionali della pellicceria,
soprattutto quelli di Italia, Europa, Stati Uniti,
Giappone, Corea e Russia.
«SCUOIATI VIVI» - «L’inchiesta a cui è legato il
video - sottolinea Roberto Bennati, responsabile Lav
per le campagne europee - documenta squallidi
allevamenti, animali storditi a bastonate o sbattuti
a terra, ai quali la pelliccia viene strappata via
mentre sono ancora vivi: respiro, battito cardiaco,
movimento direzionale del corpo e movimento dei
bulbi oculari, sono evidenti per un periodo compreso
tra i 5 e i 10 minuti dopo che sono stati scuoiati.
Si vedono anche operai che salgono con i piedi sulla
testa o il collo dell’animale per strangolarlo».
LA
MOBILITAZIONE DELLE STAR - Queste immagini hanno già
fatto il giro del mondo e sono state rilanciate in
rete da numerosi siti animalisti e da diversi blog.
E stanno sensibilizzando sempre più anche personaggi
famosi che decidono di aderire alle campagne
anti-pellicce. Negli Usa, ad esempio, hanno
accettato di sposare la causa della Peta sia la
popolare presentatrice Martha Stewart (¦
guarda il video), sia il rocker Tommy Lee, che
si è prestto addirittura ad uno strip-tease contro
le torture sugli animali (¦
guarda il video). Negli Usa ha avuto anche molto
risalto la campagna contro l'uccisione delle foche
in Canada, testimoniata da un filmato dell'Ifaw (International
fund for animal welfare), diventato a sua volta
uno dei più linkati nel web.
IL
BUSINESS DELLA CINA - La Cina - spiegano alla Lav -
è diventata la più grande produttrice ed
esportatrice al mondo di pellicce e di manufatti in
pelliccia: nel 2004 il valore del commercio di
questo tipo di prodotti ha raggiunto i 2 miliardi di
dollari statunitensi. Il Paese asiatico produce più
di 1 milione e mezzo di pelli di volpi e visoni
l’anno, equivalenti all’11% della produzione
mondiale di visoni e al 27% della produzione
mondiale di volpi, mentre il numero di procioni
allevati e uccisi in un anno è di oltre 1 milione e
mezzo. Milioni anche i cani e ai gatti uccisi per la
pelliccia. Più del 95% dell’abbigliamento prodotto
in Cina è venduto in particolare a Europa e Italia,
USA, Giappone, Corea e Russia, con l’80% di pellicce
esportate da Hong Kong verso Europa, Stati Uniti e
Giappone.
PELLICCE LOW COST - Nel settore della pellicceria è
oggi possibile trovare un’infinità di capi di
abbigliamento e accessori con rifiniture in
pelliccia e questo, sostengono gli animalisti,
proprio grazie al mercato cinese di allevamento,
trasformazione e confezionamento che grazie a
manodopera a basso costo e minori tutele, assenza di
leggi a tutela del benessere degli animali allevati
e norme che vietino atti di crudeltà, permette di
proporre prezzi accessibili a un vasto pubblico e di
realizzare ottimi guadagni. «I consumatori devono
sapere quali atrocità si nascondono dietro tali
prodotti - dice ancora Bennati -, per i quali non
esiste un obbligo di etichetta che indichi il paese
produttore, la specie animale, il sistema di
allevamento e uccisione: a loro chiediamo di
rifiutarsi di acquistare qualsiasi capo contenente
spoglie di animali. Al governo italiano chiediamo di
mettere fine a questo mercato di morte».
DIRITTI VIOLATI - «Le condizioni di detenzione degli
animali negli allevamenti cinesi violano i più
elementari diritti di un essere vivente - dichiara
Mark Rissi, responsabile di World Society for the
Protection of Animals e di Swiss Animal Protection,
le organizzazioni autrici dell’inchiesta -. In tutta
la mia carriera di giornalista televisivo non ho mai
visto tanta brutalità e crudeltà verso gli animali.
Ora che abbiamo queste prove, vogliamo rendere nota
a tutti questa terribile realtà e chiedere alle
istituzioni e ai consumatori di non rendersi
complici di queste violenze».
PRIGIONI E MORTALITA' - In tutti gli allevamenti
cinesi oggetto dell’indagine è stato riscontrato
anche che la prigionia nelle anguste gabbie provoca
gravi effetti sul comportamento degli animali: sono
state documentate stereotipie (comportamenti
ossessivamente ripetitivi come camminare
ripetutamente avanti e indietro o il ripetuto
annuire con la testa), completa passività acquisita
(mancanza di sensibilità e inattività estrema),
automutilazioni. Gli allevatori hanno segnalato
problemi nella riproduzione e infanticidio. La
mortalità media dei cuccioli prima dello svezzamento
può arrivare fino al 50%. (Alessandro Sala)

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