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L'ANGOLO DEL VETERINARIO
a cura della Dottoressa
Cristiana Graziani

LA LEISHMANIOSI

Flebotomo o pappatacio

La
Leishmaniosi canina è una malattia protozoaria del
cane ad andamento cronico dovuta a “Leishmania
infantum” protozoo veicolato da un vettore ematofago
del genere Phlebotomus. Le specie italiane di
flebotomi appartengono a due generi, Phlebotomus e
Sergentomyia. Questi insetti amano il caldo-umido
per questo sono localizzati in tutto il
Mediterraneo Francia, Spagna, Portogallo, Italia.
In Italia tutte le regioni costiere sono fortemente
contaminate e si sta velocemente diffondendo anche
all'interno e al nord del paese, data
l'impossibilità di controllo nei trasferimenti di
cani, ipotetici portatori del parassita. Il
Flebotomo é un insetto simile alla zanzara e al
pappatacio, lungo dai 2 ai 4 mm dal volo silenzioso.
Durante la giornata rimane nascosto nelle fenditure
dei muri, tra le pietre ai bordi di acque ferme o
canali e in prossimità di qualsiasi zona umida. Si
risveglia al tramonto ed è attivo per tutta la
notte, introducendosi nei locali illuminati e in
quelli umidi come possono essere eventuali canili, e
ricerca per nutrirsi degli animali a sangue caldo.
Punge diverse volte sulla punta del naso e nella
parte interna delle orecchie ed é attraverso la
puntura che l'insetto trasmette la Lehsmaniosi
trasmettendola da un cane malato a uno sano.
L'attività di questi insetti inizia a primavera e
dura sino al tardo autunno; durante il periodo
invernale si rifugiano negli anfratti dei muri.
L’incubazione della malattia può variare da pochi
mesi ad anni. In Italia interessa tutte la zone
costiere Tirreniche ed Adriatiche e le isole. In
altre regioni come la Lombardia ed il Veneto si
osservano nuovi casi in maniera saltuaria . In
Europa si devono considerare paesi dove la malattia
è presente stabilmente, oltre all’Italia, Albania,
Bosnia, Croazia, Cipro, Francia, Malta, Portogallo,
Spagna. Nei soggetti affetti da leishmaniosi è
possibile riscontrare una riduzione più o meno
severa degli elementi cellulari del sangue, con
successiva anemia, deficit del sistema immunitario
ed alterazioni della funzione piastrinica.
Sintomatologia clinica:
La
malattia ha in genere un decorso cronico e si
esprime con un quadro clinico estremamente vario
(dimagrimento e ridotta resistenza a diverse
attività normalmente svolte, comparsa di lesioni
cutanee, zoppie, vomito e/o diarrea, perdita di
sangue dal naso, onicogrifosi, etc…).
Le
alterazioni della cute sono le più usuali
manifestazioni che si riscontrano nella leishmaniosi
del cane. Le lesioni cutanee sono caratterizzate
generalmente da una dermatite secca esfoliativa
(cosiddetta furfuracea o amiantacea) non
pruriginosa, associata ad alopecia o ipotricosi, che
di solito ha inizio a livello della testa e si
estende al resto del corpo, altri animali sviluppano
ulcerazioni croniche, localizzate particolarmente a
livello della testa e degli arti. Più raramente si
riscontrano dermatite pustolosa sterile o noduli
cutanei multipli.
All’esame della cute è possibile osservare la
presenza di noduli o ispessimenti non ulcerati e non
dolenti, di vario diametro riferibili ad una
reazione infiammatoria granulomatosa, il cui esame
citologico mostra numerosi macrofagi parassitati e
un infiltrazione linfoplasmacellulare.
Altro segno clinico molto comune è la
linfoadenomegalia sistemica o localizzata. (Aumento
dei Linfonodi)
Le
lesioni oculari, sono spesso frequenti e molto varie
e la loro eziopatogenesi è da riportare sia alla
presenza del parassita stesso che al deposito di
immunocomplessi. La lesione più comune è la
blefarite, sebbene non di raro si riscontri una
cheratocongiuntivite bilaterale.
Diagnosi:
La
diagnosi di leishmaniosi canina spesso appare
problematica, soprattutto in zone endemiche, in
quanto si possono trovare animali sintomatici con
segni clinici inequivocabili, animali con
sintomatologia indistinguibile da quella legata ad
altre patologie ad andamento cronico, animali
infetti ma clinicamente sani. L'identificazione
dell'agente eziologico, mediante biopsia linfonodale
o midollare, rappresenta il dato più sicuro per la
diagnosi.
Terapia
• La
terapia classica si avvale di composti antimoniali
pentavalenti, aminosidina, allopurinolo,
anfotericina B.
• La
terapia deve avvenire sotto prescrizione e stretto
controllo del veterinario di fiducia. A oggi non
esistono vaccini specifici per la profilassi
indiretta della malattia. Le misure profilattiche
che si possono intraprendere sono quindi di tipo
diretto per evitare che il vettore infetto punga il
cane o la persona.
Prevenzione
Non
esistendo al momento un vaccino per la profilassi
indiretta, ci si deve orientare verso quella diretta
nei confronti del vettore:
Ricoverare i cani dal tramonto al sorgere del sole
all'interno di strutture protette nel periodo maggio
- ottobre;
• Applicare alle finestre zanzariere a maglie molto
fini;
• Applicare al cane, alle zanzariere e alle tende,
assicurandosi che i prodotti siano poco evaporabili
e abbiano efficacia durante tutto il periodo
notturno, repellenti specifici suggeriti dal
Veterinario di fiducia;
• Dotare il cane di collare a base di repellenti
specifici per i flebotomi, ad azione
repellente/insetticida (es. Scalibor),
indicativamente nel periodo compreso tra maggio e
ottobre.
Cristiana Graziani
Medico Veterinario
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